Viviamo in un tempo curioso.
Mai l’uomo ha avuto accesso a così tante informazioni.
Mai l’uomo è stato così disinformato.
Mai abbiamo avuto così tante notizie.
Mai abbiamo capito così poco quello che accade.
Mentre il Mediterraneo cambia volto, mentre gli imperi si confrontano, mentre le nazioni ridefiniscono il proprio destino, milioni di persone trascorrono le giornate inseguendo polemiche, indignazioni, meme, satira politica e denunce sociali.
Il problema non è la cattiveria.
Il problema è la distrazione.
Il potere non ha bisogno che tu creda alle sue bugie.
Gli basta che tu non guardi la realtà.
Gli basta occupare il tuo sguardo.
Gli basta riempire il tuo tempo.
Gli basta educarti al chiacchiericcio.
E il web è diventato il più grande strumento di questa educazione.
Il trionfo del commento sulla realtà
L’uomo contemporaneo non vive più la realtà.
La commenta.
Non osserva.
Reagisce.
Non giudica.
Condivide.
Non cerca la verità.
Cerca conferme.
Passa da una denuncia all’altra.
Da uno scandalo all’altro.
Da un nemico all’altro.
Da un link all’altro.
Sempre convinto di essere libero.
Sempre più guidato.
Il potere ama questo meccanismo.
Perché una persona indignata è facilmente prevedibile.
Una persona spaventata è facilmente controllabile.
Una persona distratta è facilmente governabile.
Ma una persona che guarda la realtà per quello che è diventa pericolosa.
Che cosa fa il cavaliere?
Qui nasce la domanda.
Che cosa fa il cavaliere?
Fa la stessa cosa che fanno tutti?
Condivide l’ultimo video scandalistico?
Corre dietro all’ultima polemica?
Passa le giornate a denunciare il mondo?
No.
Perché il cavaliere non nasce per reagire.
Nasce per servire la verità.
E la verità non è un’opinione.
Non è un algoritmo.
Non è una tendenza.
Non è una propaganda.
Per il cristiano la verità ha un volto.
Si chiama Gesù Cristo.
Il cavaliere non guarda il mondo partendo dalle ideologie.
Lo guarda partendo da Cristo.
Per questo riesce a vedere cose che gli altri non vedono.
La differenza tra il profeta e il polemista
Molti credono che essere cristiani significhi denunciare.
Ma il cristianesimo non nasce come denuncia.
Nasce come annuncio.
I primi cristiani non conquistarono il mondo denunciando Roma.
Conquistarono il mondo vivendo diversamente.
La differenza è enorme.
Il polemista vive del nemico.
Il cristiano vive di Cristo.
Il polemista ha bisogno dello scandalo.
Il cristiano ha bisogno della verità.
Il polemista esiste perché c’è qualcosa contro cui combattere.
Il cristiano esiste perché ha incontrato Qualcuno da seguire.
Ecco perché il cavaliere non si lascia definire dal nemico del momento.
Si lascia definire dal proprio Signore.
Don Giussani e lo sguardo totale
Don Giussani ripeteva continuamente che il problema non è avere delle idee cristiane.
Il problema è avere uno sguardo cristiano.
La fede non serve a costruire una nicchia religiosa.
Serve a giudicare tutto.
La politica.
La cultura.
La guerra.
L’economia.
La famiglia.
La sofferenza.
La morte.
La fede è un criterio di conoscenza.
Non un rifugio.
Per questo il cavaliere deve avere uno sguardo globale.
Non globale nel senso ideologico.
Globale nel senso umano.
Deve abbracciare tutti i fattori della realtà.
Deve guardare il particolare senza perdere il tutto.
Deve vedere il fatto senza dimenticare il significato.
Deve comprendere gli eventi senza diventare schiavo degli eventi.
La lezione del Cardinale Ruini
In questi giorni abbiamo salutato il Cardinale Camillo Ruini, una delle figure più importanti del cattolicesimo italiano degli ultimi decenni.
Ruini ha rappresentato una generazione di uomini di Chiesa che non vivevano la fede come fatto privato.
Per lui il cristianesimo non era una devozione.
Era un giudizio sulla storia.
Era la capacità di stare dentro la società senza esserne assorbiti.
Di partecipare senza diventare succubi.
Di dialogare senza arrendersi.
La sua convinzione più profonda era che il cristianesimo non dovesse adattarsi al mondo per sopravvivere.
Dovesse invece generare uomini capaci di vivere il mondo.
Non una fede che segue la vita.
Ma una fede che dà forma alla vita.
Questa è forse la sua eredità più grande.
Il bivio del cavaliere
Alla fine tutto si riduce ad una scelta.
Lasciarsi educare dalla propaganda.
Oppure lasciarsi educare dalla realtà.
Seguire il flusso.
Oppure seguire Cristo.
Vivere reagendo.
Oppure vivere giudicando.
Essere trascinati dagli eventi.
Oppure attraversarli.
Il cavaliere non è colui che sa tutto.
Non è colui che vince tutte le battaglie.
Non è colui che prevede il futuro.
È colui che appartiene a Cristo.
E proprio per questo può guardare il mondo senza paura.
Perché sa che la storia non è nelle mani degli algoritmi.
Non è nelle mani dei propagandisti.
Non è nelle mani degli imperi.
È nelle mani di Dio.
E chi appartiene a Cristo può attraversare il rumore del mondo senza diventare rumore lui stesso.
Questa è la cavalleria cristiana.
Non il gusto della battaglia.
Ma la fedeltà alla verità.
Bibliografia essenziale
Sacra Scrittura
- Conferenza Episcopale Italiana, La Sacra Bibbia, CEI.
Magistero della Chiesa
- Pope Benedict XVI, Spe Salvi, Libreria Editrice Vaticana, 2007.
- Pope Benedict XVI, Caritas in Veritate, Libreria Editrice Vaticana, 2009.
- Pope John Paul II, Fides et Ratio, Libreria Editrice Vaticana, 1998.
- Pope Leo XIII, Rerum Novarum, Libreria Editrice Vaticana, 1891.
Don Luigi Giussani
- Luigi Giussani, Il senso religioso, Rizzoli.
- Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana, Rizzoli.
- Luigi Giussani, Perché la Chiesa, Rizzoli.
- Luigi Giussani, L’io, il potere, le opere, Marietti.
Fede e presenza nella società
- Camillo Ruini, Nuovi segni dei tempi. Le sorti della fede nell’età dei mutamenti, Mondadori.
- Joseph Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, Queriniana.
- Henri de Lubac, Meditazione sulla Chiesa, Jaca Book.
Cavalleria cristiana e visione della storia
- Jean de Viguerie, Le due patrie, D’Ettoris.
- Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Cristianità.
- Christopher Dawson, La formazione dell’Europa cristiana, Jaca Book.