Giancarlo Restivo

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Partiamo da una constatazione semplice e drammatica.

L’uomo passa la vita a cercare.

Cerca un luogo.
Cerca una forma.
Cerca un simbolo.
Cerca un mantello.
Cerca un titolo.
Cerca una compagnia.
Cerca un riconoscimento.
Cerca una conferma di sé.

Eppure, ciò che desidera non coincide quasi mai con ciò che cerca.

1. Il cuore desidera Cristo, ma la mente interpreta una forma

Il cuore dell’uomo desidera una cosa sola: essere compiuto.

Desidera un amore che non finisca.
Desidera una compagnia che non tradisca.
Desidera una giustizia definitiva.
Desidera una bellezza che non appassisca.
Desidera una fraternità vera.
Desidera qualcuno per cui valga la pena dare la vita.

In una parola: desidera Cristo.

Ma l’uomo, invece di attendere Cristo, spesso cerca una forma già decisa da lui.

Un mantello.
Un titolo.
Un ordine.
Un gruppo.
Un ambiente.
Un’autorità immaginata.
Una struttura che corrisponda alla propria idea.

E quando la realtà non coincide con l’immagine che si è costruito, si scandalizza.

2. La grande tentazione: imporre a Dio la nostra misura

Il demonio non distrugge il desiderio.
Lo devia.

Ti fa credere che la salvezza debba avere la forma che tu preferisci.

“Cristo dovrebbe presentarsi così.”
“La Chiesa dovrebbe essere così.”
“I superiori dovrebbero comportarsi così.”
“La compagnia dovrebbe funzionare così.”
“I fratelli dovrebbero essere perfetti.”

Ma Dio non si piega alle nostre pretese.

E quando pretendiamo che Cristo corrisponda alla nostra misura, finiamo per rifiutarLo.

3. Il giovane ricco

Nel Vangelo, il giovane ricco incontra Gesù.

Lo desidera.
Lo ammira.
Lo cerca.

Ma quando Cristo gli dice:

“Vieni e seguimi.”

se ne va triste.

Perché?

Perché desiderava la vita eterna, ma cercava una forma compatibile con il proprio attaccamento.

Voleva Cristo, ma alle proprie condizioni.

E Cristo non si lascia possedere.

Si può solo seguire.

4. Giuda

Giuda Iscariota tradì perché aveva deciso in anticipo come il Messia avrebbe dovuto agire.

Si aspettava un capo politico.
Un liberatore potente.
Un vincitore terreno.

Quando Gesù scelse la via dell’umiltà e della Croce, Giuda concluse che quel Maestro non corrispondeva alla sua attesa.

Aveva cercato una forma.
Aveva perduto la Presenza.

5. Il cattivo ladrone

San Dismas e il cattivo ladrone sono davanti allo stesso Cristo.

Uno bestemmia.
L’altro supplica.

Il cattivo ladrone non accetta che la salvezza passi attraverso il sacrificio.

Vuole un miracolo spettacolare.

Vuole un Cristo che scenda dalla Croce.

Ma Cristo salva proprio restando sulla Croce.

6. È facile unirsi contro un nemico

Una delle esperienze più comuni è questa: persone che si uniscono perché condividono un nemico.

La Chiesa che “non capisce”.
I superiori che “non sono all’altezza”.
I fratelli che “non corrispondono”.
L’autorità che “delude”.

È facilissimo stare insieme contro qualcuno.

Ma è quasi impossibile stare insieme per un Amico.

Perché stare insieme per un Amico significa accettare che il centro non siamo noi.

Il centro è Cristo.

E solo Lui può tenere unite persone fragili, imperfette e persino traditrici.

7. La compagnia scelta da Cristo

Cristo non ti salva in astratto.

Ti chiama dentro una compagnia concreta.

Un gruppo di volti.
Un’autorità.
Una storia.
Un popolo.
Una Chiesa.

Difettosa.
Lenta.
Talvolta incomprensibile.
Talvolta ferita.

Eppure scelta.

La compagnia non è degna di Lui.
Ma è resa degna da Lui.

Come recitiamo nell’Angelus:

“Per i meriti della sua Passione e Croce, siamo condotti alla gloria della Risurrezione.”

Non siamo degni.
Siamo fatti degni.

8. Maria di Nazaret e San Giuseppe

Maria non cercava di concepire per opera dello Spirito Santo.

Giuseppe non immaginava una paternità diversa da quella naturale.

Entrambi avevano un progetto umano legittimo.

Ma Dio irrompe nella loro storia con una forma inattesa.

E loro si fidano.

Non seguono il progetto che avevano pensato.

Seguono la Presenza che li ha raggiunti.

9. La vera cavalleria

La cavalleria cristiana non nasce dal desiderio di indossare un mantello.

Nasce dall’incontro con Cristo.

Il mantello può essere segno.
Non è il contenuto.

Il contenuto è una vocazione:
servire,
pregare,
obbedire,
soffrire,
combattere per la verità,
dare la vita per gli amici.

Se l’obiettivo è il titolo, si cerca un costume.
Se l’obiettivo è Cristo, si accetta una chiamata.

10. Templarismo, Maltismo e altre imitazioni

Molti rimangono colpiti da associazioni che mostrano uniformi, cerimonie, fotografie con cardinali e scenografie suggestive.

Ma l’apparenza non è il criterio della verità.

Le immagini impressionano.
La grazia converte.

Le fotografie non garantiscono autenticità.
Il marketing non genera santità.

La Chiesa, con pazienza, accompagna le persone, tutela i fedeli e promuove esperienze realmente ecclesiali, come il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta e gli Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Ma anche queste realtà hanno valore solo se conducono a Cristo.

11. Non c’è amore più grande

Gesù ha detto:

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.”

La compagnia cristiana non è l’insieme dei perfetti.

È l’insieme dei chiamati.

Persone fragili.
Talvolta irrispettose.
Talvolta lente.
Talvolta contraddittorie.

Eppure scelte.

Tenute insieme non dalla bravura, ma dalla misericordia.

12. La caduta da cavallo

Pensiamo a San Paolo Apostolo.

Non cercava Cristo.
Perseguitava i cristiani.

Ma Cristo lo fermò sulla via di Damasco.

Lo fece cadere.
Lo accecò.
Lo chiamò.

La vocazione nasce sempre così.

Non da un progetto personale.
Ma da un incontro che sconvolge.

13. Vendere il mantello

Talvolta il Signore chiede proprio questo:

“Vendi il mantello.”

Lascia l’immagine che hai costruito.
Abbandona il personaggio.
Rinuncia alla pretesa di essere qualcuno.

Per ricevere la sola vera arma del cavaliere cristiano:

la spada della fede.

14. La compagnia che Cristo ha scelto per te

Cristo non ti chiede di trovare il gruppo perfetto.

Ti chiede di riconoscere la compagnia attraverso cui Lui ti sta raggiungendo oggi.

Con quei volti.
Con quei limiti.
Con quella autorità.
Con quelle ferite.

Non perché siano perfetti.

Ma perché li ha scelti.

E ciò che Cristo sceglie diventa luogo di salvezza.

15. Preghiera finale

Signore Gesù Cristo,
io non so davvero ciò che cerco.

Spesso inseguo forme,
simboli,
titoli,
sicurezze,
conferme.

Ma il mio cuore desidera Te.

Fa’ che non mi scandalizzi dei limiti della tua Chiesa.
Fa’ che non fugga davanti ai difetti dei fratelli.
Fa’ che riconosca la compagnia che Tu hai scelto per me.

Rendimi degno,
pur non essendolo.

Insegnami ad amare gli amici che mi hai dato.
Insegnami a dare la vita per loro.
Insegnami a seguire Te,
ovunque Tu voglia manifestarti.

Per intercessione della Vergine Maria,
di San Giuseppe,
e di tutti i santi cavalieri della fede.

Amen.

Prof. Giancarlo Restivo, direttore della Schola “Carlo Magno” www.carlomagno.org

Bibliografia essenziale

  • La coscienza religiosa nell’uomo moderno, Milano, Rizzoli.
  • All’origine della pretesa cristiana, Milano, Rizzoli.
  • Perché la Chiesa, Milano, Rizzoli.
  • Il senso religioso, Milano, Rizzoli.
  • L’abbandono alla Divina Provvidenza, varie edizioni.
  • Introduzione alla vita devota, varie edizioni.
  • Il castello interiore, varie edizioni.
  • Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana.
  • Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana.
  • Don Chisciotte della Mancia, per il tema della vera e falsa cavalleria.
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