Giancarlo Restivo

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C’è una tentazione che attraversa tutta la storia della Chiesa e attraversa anche ciascuno di noi. È la tentazione della divisione.

È facile dividersi per la dottrina, dimenticando che la verità non è un possesso, ma un dono ricevuto.

È facile dividersi perché io porto un’insegna e tu un’altra, perché apparteniamo a sensibilità diverse, a storie diverse, a riti, tradizioni differenti.

È facile dividersi perché pensiamo che un incarico spettasse a noi e non ad altri, perché riteniamo di avere maggiori diritti, maggiore esperienza, maggiore preparazione.

È facile dividersi per il carattere, per un’incomprensione, per una parola detta male o non detta affatto.

La storia dell’uomo è piena di queste fratture.

Sant’Agostino scriveva:

“In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.”
(Nelle cose necessarie l’unità, nelle dubbie la libertà, in tutte la carità.)

E ancora ci ricorda:

“Due amori hanno costruito due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio costruì la città terrena; l’amore di Dio fino al disprezzo di sé costruì la città celeste.”

La vera domanda, allora, è un’altra.

Esiste un luogo dove uomini così diversi possano ritrovare l’unità?

La risposta non è un’idea.

La risposta è un fatto.

È la Chiesa.

La Chiesa non nasce perché gli uomini sono bravi.

Non nasce perché tutti pensano allo stesso modo.

Non nasce perché tutti sono santi.

Nasce perché Cristo è vivo.

Come ricordava Papa Benedetto XVI:

“La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione.”

Ciò che attrae non è la perfezione degli uomini.

È la presenza di Cristo.

Il vero miracolo del cristianesimo non è che tutti diventino impeccabili.

Non è nemmeno che tutti vadano sempre d’accordo.

Il vero miracolo è che uomini diversi, fragili, persino peccatori, rimangano insieme nel Suo Nome.

È questa la novità assoluta introdotta da Cristo nella storia.

Per questo il Signore ha voluto fondare la certezza della Sua compagnia proprio nell’anello più fragile.

Su Pietro.

Non sull’uomo perfetto.

Non sul più intelligente.

Non sul più santo.

Ma su un uomo che lo avrebbe persino rinnegato.

Come afferma Sant’Ambrogio:

“Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa.”

E Papa Leone Magno insegna:

“Ciò che Cristo ha dato a Pietro permane nei suoi successori.”

La nostra unità, allora, non nasce dalla simpatia reciproca.

Nasce dall’obbedienza a una Presenza.

Per questo il Vescovo ci ha ricordato una definizione che dovrebbe diventare il nostro programma di vita:

“Una realtà capace di abbracciare tutte le dimensioni della Chiesa.”

Ecco la vocazione del cavaliere adulto.

Non essere il difensore del proprio gruppo.

Non essere il custode del proprio ruolo.

Non essere il promotore della propria sensibilità.

Ma essere, anzitutto,

costruttore di comunità.

Papa Francesco ha scritto:

“L’unità è superiore al conflitto.”

Questo non significa ignorare le differenze.

Significa viverle dentro una comunione più grande.

San Giovanni Crisostomo affermava:

“Nulla irrita tanto Dio quanto la divisione della Chiesa.”

E San Cipriano ricordava:

“Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre.”

L’uomo, infatti, porta nel cuore una domanda immensa.

Desidera un luogo dove le sue domande possano essere accolte senza paura.

Desidera una compagnia che non gli consegni risposte prefabbricate.

Perché il cristianesimo non è un manuale.

È un cammino.

Don Luigi Giussani amava ripetere che:

“Il cristianesimo è l’avvenimento di un incontro.”

Ed è questo incontro che genera una compagnia.

Compagni.

Coloro con cui si condivide il pane.

Persone che camminano insieme verso una meta certa.

Perché l’uomo cammina davvero soltanto quando sa dove andare.

Non quando vaga senza destinazione.

Cristo non ci ha promesso una strada facile.

Ci ha promesso una Presenza.

E questa Presenza continua oggi nella Chiesa.

Continua nella compagnia dei fratelli.

Continua nella fedeltà a Pietro.

Continua nella comunità che siamo chiamati continuamente a costruire.

Per questo la domanda conclusiva non è:

“Chi ha ragione?”

La domanda è:

“Sto costruendo comunione?”

“Sto aiutando qualcuno ad incontrare Cristo?”

“Sono davvero un costruttore di comunità?”

Se la risposta è sì, allora stiamo vivendo la nostra vocazione cavalleresca.

Perché il cristiano stesso, o per noi, il cavaliere cristiano contemporaneo non combatte contro gli uomini.

Combatte contro tutto ciò che divide gli uomini da Cristo e gli uomini tra loro.

Concludiamo facendo nostra la preghiera di Sant’Agostino:

“Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te.”

Domandiamo allora al Signore la grazia della fedeltà.

Fedeltà a Cristo.

Fedeltà alla Chiesa.

Fedeltà a Pietro.

Fedeltà a questa compagnia continuamente ritrovata e continuamente riscoperta, nella quale il Signore continua a rendersi presente nella storia.

Amen.

Prof. Giancarlo Restivo, Direttore Schola Carlo Magno www.carlomagno.org

Bibliografia essenziale

  • Bibbia, CEI 2008, Conferenza Episcopale Italiana.
  • Sant’Agostino, Le Confessioni, Città Nuova.
  • Sant’Agostino, La Città di Dio, Città Nuova.
  • Sant’Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca, Città Nuova.
  • San Cipriano di Cartagine, L’unità della Chiesa cattolica, Città Nuova.
  • San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Prima Lettera ai Corinzi, Città Nuova.
  • Papa Leone Magno, Sermoni e Lettere (in particolare i sermoni sul primato di Pietro).
  • Papa Benedetto XVI, Deus Caritas Est; Omelia per l’inizio del ministero petrino (24 aprile 2005).
  • Papa Francesco, Evangelii Gaudium.
  • Luigi Giussani, Il senso religioso, Rizzoli.
  • Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana, Rizzoli.
  • Luigi Giussani, Perché la Chiesa, Rizzoli.
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