Introduzione – Cinque parole attraverso i secoli
Ci sono parole che spiegano.
Ci sono parole che raccontano.
E poi ci sono parole che attraversano i secoli portando con sé un mistero.
Tra queste troviamo cinque termini latini:
SATOR
AREPO
TENET
OPERA
ROTAS
Disposti in un quadrato:
S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S
È il celebre Quadrato del Sator.
Cinque parole. Venticinque lettere.
Possono essere lette da sinistra a destra, da destra a sinistra, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto.
Per secoli sono comparse su muri, edifici, manoscritti, oggetti e luoghi cristiani.
Ma cosa significano?
E soprattutto: possiamo davvero considerare il Sator un simbolo cristiano?
La risposta richiede prudenza.
Non possediamo un documento antico che dica esplicitamente: «Il quadrato del Sator significa questo».
Esistono però elementi che hanno consentito, soprattutto nella tradizione interpretativa cristiana, di leggerlo come una straordinaria meditazione sulla signoria di Dio, sulla Croce, sull’ordine della creazione e sulla preghiera.
Ed è precisamente questa lettura che vogliamo affrontare.
Non il Sator come formula magica.
Non il Sator come oggetto esoterico.
Ma il Sator contemplato attraverso le categorie della fede cristiana.
1. Il primo mistero: l’origine
Uno degli elementi più affascinanti del Sator è la sua antichità.
Esemplari del quadrato sono stati ritrovati nel mondo romano e, soprattutto, a Pompei.
Questo dato è fondamentale.
Pompei venne sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Di conseguenza, almeno alcune attestazioni della formula sono certamente molto antiche.
Ed ecco nascere immediatamente una domanda affascinante:
il Sator potrebbe essere stato utilizzato dai primi cristiani?
È possibile.
Ma non possiamo affermarlo come certezza storica.
La presenza pompeiana rende infatti problematica qualsiasi teoria che voglia attribuire automaticamente il quadrato al cristianesimo sviluppatosi nei secoli successivi.
Dobbiamo quindi distinguere due questioni:
l’origine storica del Sator
e
la sua successiva interpretazione cristiana.
Le due cose non necessariamente coincidono.
Un simbolo può nascere in un determinato ambiente e successivamente essere reinterpretato da un’altra cultura.
Oppure potrebbe essere nato già con un significato cristiano che oggi non siamo più in grado di dimostrare.
La ricerca rimane aperta.
Ed è proprio questa incertezza a renderlo ancora più interessante.
2. Che cosa significano le cinque parole?
Cominciamo dal latino.
SATOR significa seminatore, piantatore, generatore, creatore.
Deriva da serere: seminare.
È probabilmente la parola teologicamente più importante dell’intero quadrato.
TENET significa tiene, mantiene, sostiene, governa.
OPERA può indicare opere, attività, lavoro, oppure essere collegato all’idea dell’operare.
ROTAS significa ruote.
La parola problematica è:
AREPO.
Non conosciamo con certezza il suo significato.
Potrebbe essere un nome proprio.
Potrebbe avere un’origine non latina.
Potrebbe essere un termine tecnico ormai perduto.
Potrebbe persino essere stato costruito appositamente per consentire la struttura palindromica.
Per questo la famosa traduzione:
«Il seminatore Arepo tiene con cura le ruote»
è possibile grammaticalmente solo attraverso determinate interpretazioni, ma rimane oscura.
E forse è proprio qui il punto.
Il Sator probabilmente non deve essere compreso soltanto come una frase lineare.
La sua forma sembra essere importante quanto le sue parole.
3. SATOR: Dio come Seminatore
Proviamo allora ad entrare nella lettura cristiana.
La prima parola è:
SATOR.
Il Seminatore.
Per un cristiano è difficile incontrare questa parola senza pensare immediatamente alle parabole evangeliche.
Cristo racconta:
«Ecco, il seminatore uscì a seminare».
Il seme cade lungo la strada, sul terreno sassoso, tra i rovi e infine sulla terra buona.
Ma il simbolismo è ancora più profondo.
Dio stesso è colui che semina.
Semina la creazione.
Semina la vita.
Semina la Parola.
Semina la grazia.
Semina la vocazione dell’uomo dentro la storia.
Il cristianesimo presenta infatti il mondo non come prodotto del caso, ma come creazione.
Il primo versetto della Scrittura afferma:
«In principio Dio creò il cielo e la terra».
Il SATOR può quindi essere contemplato come il Creatore.
Colui dal quale tutto procede.
4. TENET: Dio sostiene il mondo
Arriviamo alla parola centrale:
TENET.
Tiene.
Sostiene.
Mantiene.
Ed è significativo che TENET occupi il centro geometrico del quadrato.
La parola attraversa infatti l’intera struttura:
T E N E T
orizzontalmente,
e ancora
T
E
N
E
T
verticalmente.
Si forma così una croce.
Al centro di questa croce troviamo la lettera:
N.
La lettura cristiana ha visto in questa disposizione qualcosa di estremamente suggestivo.
Il centro dell’universo simbolico del Sator non sarebbe semplicemente il Seminatore.
È il TENET.
Colui che tiene.
Colui che sostiene.
Colui che impedisce alla realtà di precipitare nel nulla.
La Lettera agli Ebrei parla del Figlio che:
«sostiene tutto con la sua parola potente».
E san Paolo, parlando di Cristo, afferma:
«Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono».
Questa è una chiave profondamente cristiana.
Il mondo non soltanto viene creato da Dio.
Il mondo continua ad esistere perché Dio lo sostiene.
Creazione e provvidenza sono inseparabili.
5. La Croce nascosta nel quadrato
Qui incontriamo uno degli aspetti più affascinanti.
TENET forma graficamente una croce.
Per il cristiano la Croce non è semplicemente lo strumento della morte di Gesù.
È il luogo nel quale il significato della storia viene rovesciato.
Quello che appare come sconfitta diventa vittoria.
Quello che appare come morte diventa vita.
Quello che appare come abbandono diventa redenzione.
Per questo la Croce diviene progressivamente il grande segno cristiano.
Se dunque interpretiamo cristianamente il Sator, possiamo immaginare che tutto il quadrato sia organizzato intorno a una Croce.
E questo significa qualcosa di enorme:
Cristo è il centro della storia.
Non ai margini.
Non come semplice maestro morale.
Non come personaggio tra gli altri.
Al centro.
6. Il PATER NOSTER nascosto nelle lettere
Esiste poi un’altra celebre interpretazione.
Se prendiamo le lettere del quadrato e le disponiamo opportunamente, possiamo ottenere due volte le parole:
PATER NOSTER
incrociate tra loro.
La struttura assume la forma di una croce:
PATER NOSTER
in senso verticale e orizzontale, condividendo la lettera centrale.
Restano inoltre due A e due O.
Queste lettere sono state interpretate come:
ALPHA
e
OMEGA.
L’inizio e la fine.
Nell’Apocalisse Dio proclama:
«Io sono l’Alfa e l’Omega».
E Cristo viene presentato come principio e compimento della storia.
Questa interpretazione ha avuto enorme fortuna perché produce una composizione sorprendentemente coerente:
PATER NOSTER + Croce + Alfa e Omega.
Bisogna tuttavia essere rigorosi.
Il fatto che l’anagramma sia possibile è certo.
Che fosse questa l’intenzione originaria dell’autore del Sator non è storicamente dimostrato.
Questa distinzione è fondamentale.
La fede non ha bisogno di trasformare una suggestione archeologica in una certezza.
Possiamo invece dire:
la struttura del Sator permette una lettura cristiana straordinariamente ricca.
7. Il Padre Nostro al centro
Perché il Pater Noster sarebbe così significativo?
Perché non è semplicemente una preghiera cristiana.
È la preghiera insegnata da Cristo.
Quando i discepoli chiedono:
«Signore, insegnaci a pregare»,
Gesù consegna loro il Padre Nostro.
E la prima parola cambia radicalmente il rapporto dell’uomo con Dio:
Padre.
Il Dio creatore, infinito, trascendente, onnipotente può essere chiamato Padre.
Ecco allora una possibile progressione:
SATOR → Creatore
PATER → Padre
Il Creatore dell’universo non è una forza impersonale.
È Padre.
Il cosmo non nasce dall’assurdo.
La storia non è abbandonata.
L’uomo non è orfano.
8. Alfa e Omega
Le lettere residue A e O diventano ancora più interessanti alla luce dell’Apocalisse.
Alfa e Omega sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco.
Dire che Cristo è Alfa e Omega significa dire:
tutto viene da Lui e tutto tende verso di Lui.
Qui la forma quadrata del Sator acquista una straordinaria forza simbolica.
Possiamo leggerlo in diverse direzioni.
Possiamo partire da punti differenti.
Possiamo percorrerne le parole avanti e indietro.
Eppure la struttura rimane.
Il principio incontra la fine.
L’inizio ritorna al compimento.
Per il cristiano il tempo non è semplicemente un ciclo.
La storia possiede una direzione.
Parte dalla creazione e tende alla consumazione finale in Dio.
9. ROTAS: le ruote della storia
Arriviamo allora a:
ROTAS.
Le ruote.
La ruota è uno dei simboli più antichi del movimento.
Gira.
Passa.
Ritorna.
Può rappresentare il tempo, la fortuna, il mutamento delle cose umane.
Regni sorgono e cadono.
Imperi nascono e scompaiono.
Gli uomini nascono e muoiono.
Le generazioni passano.
La storia gira.
Ma nel Sator troviamo qualcosa al centro delle ruote:
TENET.
Qualcuno tiene.
Questa immagine permette una potente meditazione cristiana sulla Provvidenza.
La storia cambia continuamente.
Dio non cambia.
Gli imperi cadono.
Dio rimane.
Le nostre sicurezze scompaiono.
Dio rimane.
Le ruote girano.
Il centro tiene.
10. Un’immagine per comprenderlo
Immaginiamo una grande ruota.
La parte esterna gira velocemente.
Più ci avviciniamo al centro, minore è il movimento.
Nel punto centrale troviamo quasi l’immobilità.
La vita dell’uomo assomiglia spesso alla periferia della ruota.
Problemi.
Lavoro.
Paure.
Ambizioni.
Successi.
Fallimenti.
Malattie.
Guerre.
Crisi.
Potere.
Denaro.
Tutto gira.
L’uomo contemporaneo vive spesso sulla circonferenza.
Corre continuamente.
Ma il cristianesimo invita a ritrovare il centro.
E al centro del Sator troviamo:
TENET.
E la forma del TENET è una Croce.
Quasi a suggerirci:
nel cuore del movimento del mondo esiste un punto che non crolla.
Per il cristiano quel punto è Cristo.
11. OPERA: l’uomo dentro la creazione
Rimane una parola fondamentale:
OPERA.
Le opere.
Il lavoro.
L’azione.
Qui possiamo introdurre un elemento profondamente cattolico.
La fede cristiana non invita l’uomo a fuggire dal mondo.
Lo invita a trasformarlo.
Il cristiano lavora.
Costruisce.
Educa.
Cura.
Studia.
Coltiva.
Protegge.
Genera.
Serve.
La spiritualità cristiana non è soltanto contemplazione del cielo.
È incarnazione nella storia.
San Benedetto sintetizzerà questa visione nella celebre formula:
Ora et labora.
Prega e lavora.
Il lavoro dell’uomo può diventare collaborazione all’opera creatrice di Dio.
Ed ecco allora che OPERA acquista, nella nostra lettura, un significato bellissimo.
Il SATOR semina.
L’uomo opera.
Ma l’uomo non è il padrone assoluto della creazione.
È custode.
12. Dal Sator alla Genesi
Qui possiamo tornare alla Genesi.
Dio crea l’uomo e gli affida il giardino.
L’uomo riceve il mondo.
Non lo crea.
Lo riceve.
Questa differenza è fondamentale per l’antropologia cristiana.
L’uomo moderno è spesso tentato di considerarsi proprietario assoluto della realtà.
Il cristianesimo dice invece:
sei amministratore di qualcosa che ti precede.
La vita ti precede.
La natura ti precede.
La verità ti precede.
Dio ti precede.
Tu puoi trasformare il mondo, ma non sei il suo Creatore.
Il vero SATOR rimane Dio.
13. Il Sator contro la magia
Dobbiamo affrontare anche un problema storico.
Nel corso dei secoli il quadrato del Sator è stato utilizzato anche come amuleto, formula apotropaica o protezione contro malattie, incendi e altri pericoli.
Qui la posizione cattolica deve essere chiara.
Una cosa è utilizzare un simbolo come richiamo alla fede.
Un’altra cosa è attribuire all’oggetto un potere automatico.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna la superstizione quando si attribuisce un’efficacia quasi magica a pratiche o oggetti religiosi indipendentemente dalla disposizione interiore e dall’azione di Dio.
Il Sator quindi non protegge perché le sue lettere possiederebbero qualche energia misteriosa.
Non è un talismano.
Non è una formula magica cristiana.
Può invece diventare, se interpretato cristianamente, una meditazione visiva.
Esattamente come un’icona rimanda a una realtà che la supera.
14. Il cristianesimo non è esoterismo
Questo punto è importante soprattutto oggi.
Il fascino per il mistero può facilmente trasformare il cristianesimo in qualcosa che non è.
Codici segreti.
Conoscenze riservate.
Messaggi nascosti.
Numerologie.
Presunti segreti custoditi da pochi iniziati.
Ma il cuore del cristianesimo è esattamente il contrario.
Cristo dice:
«Io ho parlato al mondo apertamente».
La rivelazione cristiana non è destinata a un’élite di iniziati.
È annunciata a tutti.
Per questo, anche quando studiamo il Sator, dobbiamo evitare la tentazione di trasformarlo in una specie di codice segreto della Chiesa primitiva.
Il mistero cristiano non è un segreto da decifrare.
È una realtà da incontrare.
15. Una possibile lettura spirituale complessiva
Possiamo allora provare a leggere simbolicamente l’intero quadrato.
SATOR
Dio è origine.
AREPO
rimane il mistero, ciò che ancora non comprendiamo.
TENET
Dio sostiene.
OPERA
l’uomo agisce nella storia.
ROTAS
il mondo continua il suo movimento.
Potremmo quasi trasformarlo in una meditazione:
Dio crea.
Il mistero rimane.
Cristo sostiene.
L’uomo opera.
La storia cammina.
Ed esattamente nel centro:
la Croce.
16. Il Sator e la condizione dell’uomo contemporaneo
A questo punto il Sator smette di essere semplicemente un reperto archeologico.
Diventa una domanda rivolta a noi.
L’uomo contemporaneo possiede una quantità di conoscenze che nessuna generazione precedente avrebbe potuto immaginare.
Conosciamo le galassie.
Manipoliamo il codice genetico.
Costruiamo intelligenze artificiali.
Comunichiamo istantaneamente da una parte all’altra del pianeta.
Eppure rimangono le domande fondamentali:
Chi sono?
Perché esisto?
Da dove viene tutto?
Perché esiste il male?
Che significato ha la sofferenza?
Dove va la storia?
Cosa rimarrà di me?
Sono cambiate le tecnologie.
Non sono cambiate le domande dell’uomo.
Ed è qui che la parola centrale del Sator torna a parlarci:
TENET.
Che cosa ti tiene?
Che cosa sostiene la tua vita quando tutto ciò che consideravi stabile comincia a crollare?
17. Quando girano le ROTAS
Ognuno di noi conosce le proprie ruote.
Un lavoro perduto.
Una persona amata che muore.
Una malattia.
Una guerra.
Una crisi familiare.
Una sconfitta.
Un tradimento.
Un progetto che fallisce.
Improvvisamente ciò che sembrava stabile comincia a girare.
ROTAS.
Ed è proprio allora che emerge la domanda religiosa fondamentale:
esiste qualcosa che non gira insieme alle ruote?
Il cristianesimo risponde:
sì.
Non qualcosa.
Qualcuno.
Cristo.
18. La Croce come centro
Il cuore della lettura cattolica del Sator potrebbe quindi essere riassunto in una sola immagine:
una Croce nel centro di un mondo che gira.
Ed è una straordinaria rappresentazione della fede.
Il cristiano non crede che Dio eliminerà ogni difficoltà.
Non crede che non soffrirà.
Non crede che non morirà.
Crede qualcosa di più radicale:
che nessuna di queste cose possiede l’ultima parola.
Perché nel centro della storia c’è una Croce.
E quella Croce conduce alla Risurrezione.
19. Dalla Croce alla Risurrezione
Senza questo passaggio, tuttavia, la lettura sarebbe incompleta.
Il cristianesimo non è la religione della Croce isolata.
È la fede nel Crocifisso risorto.
La Croce è il passaggio.
La Risurrezione è il compimento.
Per questo l’ultima parola della storia cristiana non è:
morte.
È:
vita.
Non è:
fallimento.
È:
redenzione.
Non è:
nulla.
È:
eternità.
E allora anche le ROTAS trovano finalmente una direzione.
La storia non gira inutilmente.
Cammina verso un compimento.
20. Il centro che tiene
Possiamo ora tornare al nostro quadrato.
SATOR
AREPO
TENET
OPERA
ROTAS
Forse non sapremo mai con assoluta certezza cosa pensasse l’uomo che per primo compose queste cinque parole.
Ed è corretto riconoscerlo.
Ma sappiamo che generazioni di cristiani hanno incontrato questo segno e vi hanno riconosciuto qualcosa capace di parlare alla loro fede.
Il Seminatore.
La Croce.
Il Padre Nostro.
L’Alfa e l’Omega.
Le opere.
Le ruote.
La Provvidenza.
E forse possiamo lasciare il nostro pubblico proprio con questa immagine.
La nostra vita assomiglia spesso alle ROTAS.
Gira.
Cambia.
Accelera.
Ci sorprende.
Qualche volta ci innalza.
Qualche volta ci travolge.
Noi tentiamo continuamente di controllarne il movimento.
Ma il cristianesimo non ci promette il controllo assoluto della ruota.
Ci indica il centro.
E nel centro troviamo una parola:
TENET.
Tiene.
Sostiene.
Rimane.
E quella parola forma una Croce.
Forse è questa la più bella lettura cristiana che possiamo dare al Sator:
quando tutto gira, Cristo rimane.
Quando tutto cambia, Cristo rimane.
Quando non comprendiamo, Cristo rimane.
Quando le nostre opere sembrano inutili, Cristo rimane.
Quando la storia sembra perdere il proprio senso, Cristo rimane.
Perché il principio e la fine non appartengono alle ruote della storia.
Appartengono a Colui che ha detto:
«Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine».
E allora il misterioso quadrato inciso dagli uomini molti secoli fa può diventare per noi non un amuleto da possedere, né un codice da decifrare, ma una domanda da portare dentro:
quando le ruote della mia vita cominciano a girare, qual è il centro che mi tiene?
21. L’appropriazione esoterica del Sator e il templarismo contemporaneo
Proprio la sua struttura perfetta, la disposizione palindromica delle parole, la croce formata dal TENET e la possibilità di ricavare dalle lettere il PATER NOSTER hanno fatto del Sator un simbolo particolarmente affascinante anche per ambienti esoterici, occultistici e per alcune realtà del cosiddetto templarismo contemporaneo.
È necessaria, però, una distinzione fondamentale.
Non ci riferiamo agli ordini cavallereschi legittimamente riconosciuti, né agli ordini e alle istituzioni cavalleresche inseriti in una tradizione ecclesiale, dinastica o storicamente documentata.
Il fenomeno a cui ci riferiamo è differente: quello delle numerose associazioni, confraternite e organizzazioni moderne che si richiamano, con differenti modalità e senza una continuità storica dimostrabile con il medievale Ordine del Tempio, all’immaginario dei Cavalieri Templari.
Possiamo indicare questo fenomeno, nel suo complesso e con le necessarie differenze interne, con il termine templarismo.
Il templarismo non deve essere confuso con i Templari storici.
L’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone fu una concreta istituzione religiosa e militare medievale, riconosciuta dalla Chiesa e inserita nella cristianità del proprio tempo. Venne soppresso da papa Clemente V nel 1312.
Le organizzazioni templariste sorte nei secoli successivi appartengono invece a fenomeni storici differenti.
In alcune di queste realtà il riferimento templare viene associato a elementi esoterici, iniziatici, massonici, neo-gnostici o occultistici. In tali contesti anche antichi simboli cristiani e medievali possono essere reinterpretati come presunte testimonianze di una sapienza segreta templare.
È in questo processo che può essere coinvolto anche il Sator.
Il quadrato viene allora presentato come codice iniziatico, formula di protezione, schema numerologico, chiave simbolica o testimonianza di conoscenze occulte che sarebbero state custodite e trasmesse attraverso i secoli.
Ma qui bisogna separare nettamente storia e costruzione mitologica.
Non possediamo elementi storici sufficienti per trasformare il Sator in una sorta di “codice segreto dei Templari”, né la sua semplice presenza in contesti medievali dimostra l’esistenza di una dottrina esoterica templare fondata sul quadrato.
Soprattutto, questa interpretazione rischia di commettere un errore metodologico: leggere il Medioevo cristiano attraverso categorie esoteriche sviluppatesi o rielaborate in epoche successive.
Il cavaliere templare medievale era innanzitutto un religioso.
Pronunciava voti, viveva secondo una regola, pregava, partecipava alla liturgia ed apparteneva a un ordine riconosciuto dalla Chiesa.
Trasformarlo retrospettivamente in un custode di conoscenze occulte significa spesso sostituire il Templare della storia con il Templare della leggenda.
Ed è precisamente questa distinzione che deve interessare una lettura cattolica del Sator.
Il problema non è il simbolo.
Il problema è ciò che si pretende di far dire al simbolo.
L’utilizzo del Sator da parte di alcune realtà templariste o esoteriche contemporanee non dimostra che il Sator possieda un’origine esoterica, così come l’utilizzo di croci, spade, mantelli, sigilli o immagini medievali non stabilisce automaticamente una continuità con gli ordini che originariamente utilizzarono simboli analoghi.
La lettura cattolica procede nella direzione opposta.
Non cerca nel Sator un potere nascosto da possedere, ma un significato da contemplare.
Non cerca una conoscenza riservata agli iniziati, ma riconduce eventualmente il simbolo alle grandi categorie pubblicamente professate dalla fede cristiana:
Creazione.
Provvidenza.
Croce.
Pater Noster.
Alfa e Omega.
Cristo.
La differenza è decisiva.
Nell’interpretazione esoterica l’uomo cerca spesso la chiave con la quale penetrare il mistero.
Nel cristianesimo è invece il Mistero che viene incontro all’uomo.
Per questo bisogna evitare di confondere cavalleria cristiana e templarismo, Templari storici e neo-templarismo, simbolismo cristiano ed esoterismo iniziatico.
Sono realtà differenti che una seria ricostruzione storica e una corretta lettura cattolica devono mantenere distinte.
Il Sator può allora essere sottratto alle sovrapposizioni leggendarie e restituito alla domanda fondamentale che la sua lettura cristiana suggerisce.
Al centro non troviamo il potere segreto dell’iniziato.
Troviamo:
TENET.
Tiene.
E, nella lettura cristiana, Colui che tiene non è l’uomo che conosce il segreto: è Dio che sostiene la creazione e la storia.
Bibliografia essenziale cattolica
- Sacra Bibbia, CEI 2008 — in particolare Gen 1–2; Mt 6,9-13; Mt 13,1-23; Col 1,15-20; Eb 1,1-3; Ap 1,8; 21,6; 22,13.
- Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana — in particolare nn. 279–324 (Creazione e Provvidenza), 2110–2117 (superstizione, divinazione e magia), 2759–2865 (Padre Nostro).
- Sant’Agostino, De civitate Dei — per la concezione cristiana della storia, della Provvidenza e del rapporto tra città terrena e Città di Dio.
- Sant’Agostino, De Trinitate — per la riflessione sul mistero di Dio e sull’ordine della creazione.
- San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I, qq. 22–24 — sulla Provvidenza divina e sul governo del mondo.
- San Benedetto da Norcia, Regola — per la concezione cristiana dell’opus, del lavoro, della preghiera e dell’ordine della vita.
- Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Introduzione al cristianesimo — utile per la centralità di Cristo, il significato della Croce e la comprensione cristiana della storia.
- Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, vol. I — in particolare il capitolo dedicato alla preghiera del Signore e al Padre Nostro.