C’è un momento in cui i fratelli che Francesco ha ricevuto non possono più rimanere soltanto intorno a lui.
Devono partire.
Nel 1219, durante il capitolo generale, la fraternità francescana apre decisamente la propria esperienza alla missione fuori dal mondo cristiano. Francesco stesso parte verso l’Oriente e arriverà in Egitto, dove incontrerà il sultano al-Malik al-Kamil.
Ma nello stesso movimento alcuni suoi fratelli prendono un’altra strada.
Berardo, Pietro, Ottone, Accursio e Adiuto raggiungono il Marocco. Berardo conosce l’arabo. Non vanno semplicemente per conoscere un’altra cultura: vogliono annunciare Cristo.
Predicano pubblicamente. Vengono arrestati, espulsi, ritornano a predicare. Alla fine, il 16 gennaio 1220, vengono uccisi.
Sono i primi martiri francescani.
E Francesco è ancora vivo.
Pensiamo che cosa deve significare per lui.
Aveva scritto:
«Il Signore mi dette dei fratelli.»
Adesso alcuni di quei fratelli non tornano più.
La tradizione francescana gli attribuisce, alla notizia del martirio, un’esclamazione nel senso di:
«Ora posso dire veramente di avere cinque Frati Minori.»
Non è una frase che possediamo in uno scritto autografo di Francesco e quindi va utilizzata come testimonianza della tradizione antica. Ma esprime bene come l’Ordine interpretò immediatamente quella morte: quei fratelli avevano portato fino alle estreme conseguenze la propria appartenenza a Cristo.
E tuttavia Francesco non identifica la missione con la ricerca del martirio.
Nella Regola non bollata, al capitolo XVI, quando parla dei frati che vanno «tra i saraceni e gli altri infedeli», indica due modalità.
La prima è sorprendente: vivere tra loro senza fare «liti né dispute», essere sottomessi e confessare semplicemente di essere cristiani.
Poi aggiunge una seconda possibilità: quando vedranno che piace al Signore, annunciare esplicitamente la Parola di Dio.
Qui comprendiamo che cosa significhi missione per Francesco.
Missione non significa nascondere Cristo per non disturbare l’altro.
Francesco vuole realmente annunciare Cristo e desidera che l’altro possa conoscerlo.
Ma missione non significa nemmeno possedere Cristo come un’arma contro l’altro.
Prima dell’annuncio viene una presenza:
stare.
Vivere.
Servire.
Non litigare.
Non voler vincere.
Essere minori.
E poi, quando la realtà lo permette, dire la ragione per cui si vive così.
Questa è forse la forma francescana della missione:
non andare nel mondo per conquistarlo a noi, ma entrarvi disarmati perché attraverso di noi possa incontrare Cristo.
E allora comprendiamo anche i martiri.
Il martire cristiano non è colui che vuole morire.
È colui che ha incontrato qualcosa per cui non ha più bisogno di salvarsi da solo.
I primi martiri francescani mostrano a Francesco fino a dove può arrivare quel «Il Signore mi dette dei fratelli».
I fratelli non gli sono stati dati perché li trattenga.
Gli sono stati dati perché possano essere mandati.
E alcuni di loro gli vengono restituiti attraverso il martirio.
Sette anni dopo, nel 1227, quando Francesco è già morto, anche Daniele e sei compagni saranno uccisi a Ceuta dopo aver predicato pubblicamente Cristo. È il segno che quella tensione missionaria non muore con Francesco.
Ma il criterio lasciato da lui rimane chiarissimo:
testimonianza senza imposizione, annuncio senza contesa, disponibilità al martirio senza ricerca dello scontro.
Perché anche nella missione Francesco rimane minore.
Non porta se stesso.
Non porta un’ideologia.
Porta ciò che ha ricevuto.
E ancora una volta la struttura è la stessa di tutta la sua vita:
Cristo incontrato diventa Cristo testimoniato.
Ciò che è stato ricevuto diventa dono.
Bibliografia essenziale
- Francesco d’Assisi, Regola non bollata, XVI, «Di coloro che vanno tra i saraceni e gli altri infedeli», in Fonti Francescane.
- Tommaso da Celano, Vita prima di san Francesco d’Assisi, in Fonti Francescane, in particolare i passi relativi alla missione presso i musulmani e al viaggio in Oriente.
- Giordano da Giano, Cronaca, in Fonti Francescane, per la prima espansione missionaria dell’Ordine e la memoria dei protomartiri.
- Passio dei santi Berardo, Pietro, Accursio, Adiuto e Ottone, fonti agiografiche sui protomartiri francescani del Marocco (1220).
- Jacques Dalarun, Francesco d’Assisi. Il potere in questione e la questione del potere, Edizioni Biblioteca Francescana.
- André Vauchez, Francesco d’Assisi. Tra storia e memoria, Einaudi, Torino.
- Fonti Francescane. Scritti e biografie di san Francesco d’Assisi. Cronache e altre testimonianze del primo secolo francescano, Editrici Francescane.