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Giancarlo Restivo

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Una volta all’anno la Fraternitas Caroli Magni si ferma. E si ferma non perché abbia bisogno di celebrare se stessa, ma per fare memoria della ragione per cui esiste.

Le Promesse sono il momento decisivo della nostra esperienza. Non sono una commemorazione storica della cavalleria cristiana, non sono una rievocazione medievale e tanto meno la simulazione di un antico rito. Se fossero questo, potrebbero anche essere suggestive, ma non avrebbero alcun interesse per la nostra vita.

La Promessa è un ritorno all’essenziale.

Perché, vivendo, l’essenziale si può perdere. Le cose da fare aumentano, le responsabilità aumentano, il lavoro, la famiglia, le preoccupazioni, persino le iniziative cristiane possono moltiplicarsi; e uno può ritrovarsi a fare moltissimo senza ricordare più per Chi vive.

Perciò una volta all’anno ci rimettiamo davanti all’origine.

«Responsabilità del vostro cammino verso il destino»

Don Giussani, raccontando l’origine della Fraternità, poneva agli adulti una questione radicale: se un uomo adulto assume la responsabilità del lavoro, della famiglia, delle opere e delle cose umane, come potrebbe non assumersi la responsabilità della propria santità?

È questo il punto che sentiamo profondamente nostro.

La Fraternitas nasce quando un uomo smette di vivere il proprio rapporto con Cristo come qualcosa che altri devono organizzargli e riconosce che il suo cammino verso il Destino gli è affidato.

Per questo siamo cavalieri adulti.

Non perché siamo arrivati. Non perché siamo migliori. Non perché possediamo una particolare virtù morale. Ma perché vogliamo assumere personalmente la responsabilità di ciò che abbiamo incontrato.

E questa responsabilità non si vive da soli.

Qui nasce la Fraternitas.

Che cos’è la Fraternitas?

La Fraternitas non nasce innanzitutto dal fatto che ci siamo scelti.

Possiamo diventare amici, e l’amicizia è una grazia bellissima. Ma c’è qualcosa che viene prima dell’amicizia: siamo stati raggiunti dallo stesso Avvenimento.

Cristo ha fatto irruzione nella nostra vita attraverso una storia concreta, attraverso volti, incontri, circostanze, attraverso l’esperienza della Chiesa e quella compagnia cristiana dentro cui abbiamo imparato a pronunciare il Suo nome.

Per questo il nostro stare insieme non consiste semplicemente nel volerci bene.

Consiste nell’aiutarci a non dimenticare.

Aiutarci affinché il lavoro non diventi padrone della vita; affinché la famiglia sia amata secondo il suo destino; affinché la sofferenza non diventi disperazione; affinché il successo non diventi presunzione; affinché la fede non diventi un discorso.

La fraternità è questo aiuto al destino.

E allora si comprende anche la cavalleria.

La cavalleria non è il nostro rifugio nel passato. È un linguaggio attraverso il quale abbiamo riconosciuto qualcosa che riguarda l’uomo di oggi: servire ciò che si ama, custodire ciò che ci è stato affidato, combattere perché il cuore non venga meno, offrire la propria vita a un Bene più grande di sé.

Il cavaliere non appartiene innanzitutto a se stesso.

Appartiene.

Perché una Promessa?

Qui bisogna comprendere bene una parola che rischiamo di usare superficialmente: promessa.

La promessa non è anzitutto un giuramento.

Il giuramento può essere l’affermazione dell’uomo che garantisce qualcosa con la propria forza: io farò, io sarò capace, io non verrò meno.

La promessa cristiana nasce invece da qualcosa che è già accaduto.

Prima promette Dio.

Tutta la storia biblica è attraversata da una Promessa. Abramo parte perché si fida di una promessa. Israele cammina verso una terra promessa. I profeti vivono dell’attesa del compimento. E quando Cristo viene, la Promessa assume un volto.

Il cristianesimo comincia perché Dio mantiene la Sua promessa.

Per questo anche nei grandi passaggi della vita cristiana ritorna la dinamica della promessa. Nel Battesimo vengono formulate promesse; nel Matrimonio un uomo e una donna si promettono reciprocamente fedeltà dentro la fedeltà di Cristo.

La promessa cristiana, dunque, non significa: «Io sono abbastanza forte da garantirti che non cadrò».

Significa piuttosto:

«Poiché Tu sei fedele, io desidero affidare a Te la mia libertà.»

Ed è una differenza enorme.

«Eccomi»

Per questo, nel giorno delle Promesse, il Cavaliere viene chiamato per nome.

E risponde:

«Eccomi».

Quell’Eccomi contiene tutto.

Non significa: sono pronto perché sono perfetto.

Significa: sono qui.

Con il mio carattere, i miei peccati, le mie contraddizioni, le mie fatiche, il bene che riesco a fare e quello che non riesco a fare; con mia moglie, mio marito, i miei figli, il mio lavoro, le mie ferite, i miei desideri.

Sono qui davanti a Te.

E ancora una volta riconosco che Tu sei la ragione per cui vale la pena vivere.

La Croce di San Benedetto, la cappa, eventualmente la spada, non aggiungono nulla a questo. Sono segni. E il segno cristiano vale soltanto nella misura in cui rimanda a una realtà più grande.

La Croce ricorda a chi apparteniamo.

La cappa ricorda una compagnia.

La spada ricorda il combattimento che attraversa innanzitutto il cuore dell’uomo.

Ma senza Cristo sarebbero soltanto oggetti.

Una volta all’anno

Ecco perché abbiamo bisogno che questo gesto ritorni ogni anno.

Non perché la Promessa precedente sia scaduta.

Ma perché siamo uomini e abbiamo bisogno di fare memoria.

La memoria cristiana non è il ricordo sentimentale di qualcosa che è successo. È riconoscere che ciò che è accaduto all’origine sta accadendo adesso.

Per questo la Promessa annuale è il momento unico ed essenziale della nostra esperienza di Fraternitas.

Tutto il resto — gli incontri, le lezioni sulla cavalleria, la Scuola di comunità, i pellegrinaggi, le cene, le opere, i gesti di carità, la Regola — trova qui la propria verifica.

La domanda, alla fine, è semplicissima:

perché siamo insieme?

Se togliessimo Cristo, cosa rimarrebbe?

Forse un’associazione.
Forse un gruppo di amici.
Forse una bella passione culturale.
Forse persino molte opere buone.

Ma non sarebbe la Fraternitas.

La Fraternitas esiste perché alcuni uomini desiderano aiutarsi a riconoscere Cristo presente nella realtà e ad assumere responsabilmente il proprio cammino verso il Destino.

Non celebriamo noi stessi

Per questo la sera precedente alle Promesse non prepariamo anzitutto una cerimonia.

Stiamo davanti all’Eucaristia.

È forse il gesto che spiega meglio tutto.

Davanti a Cristo presente non c’è niente da interpretare, niente da rappresentare, niente da simulare.

C’è soltanto da stare.

E domandare.

Domandare che ciò che diciamo il giorno seguente non sia una formula.

Domandare che la nostra cavalleria non diventi estetica.

Domandare che la nostra fraternità non diventi organizzazione.

Domandare che la nostra Regola non diventi moralismo.

Domandare che il nostro Eccomi possa essere vero.

Perché, alla fine, la Promessa del Cavaliere è possibile soltanto dentro una Promessa più grande che ci precede.

Noi possiamo promettere perché Qualcuno ha promesso per primo.

Possiamo essere fedeli perché prima siamo stati amati da Uno che è fedele.

Possiamo appartenere perché prima siamo stati chiamati.

E possiamo ripartire ogni anno, anche dopo tutte le nostre incoerenze, perché l’origine non è la nostra capacità.

L’origine è una Presenza.

Perciò il giorno delle Promesse non celebriamo ciò che siamo riusciti a diventare.

Facciamo memoria di Chi ci ha chiamati, riconosciamo a Chi apparteniamo e, ancora una volta, diciamo:

«Eccomi».

Bibliografia essenziale

  • Luigi Giussani, L’opera del movimento. La Fraternità di Comunione e Liberazione, BUR, Milano.
  • Luigi Giussani, Perché la Chiesa, Rizzoli, Milano.
  • Luigi Giussani, Il senso religioso, Rizzoli, Milano.
  • Bibbia, in particolare Genesi 12–22; Esodo; testi profetici sulla Promessa; Vangeli.
  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1210 ss. (Sacramenti), 1213 ss. (Battesimo), 1601 ss. (Matrimonio).
  • Fraternitas Caroli Magni, Liber Fraternitatis Caroli Magni: Regola, Preghiera del Cavaliere e Cerimoniale delle Promesse.
  • Schola Carlo Magno, percorso di studi sulla Cavalleria cattolica e materiali formativi della Fraternitas.
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