Visto che siamo in tema, mi sembra bello, e soprattutto doveroso, chiarire una distinzione che riguarda la natura stessa della nostra esperienza: che cosa sono le Promesse, e perché non sono né un’investitura, né un giuramento, né una professione di voti?
Durante la cena con gli amici Custodes, da quanto mi è stato raccontato, per qualcuno è stata una liberazione scoprire che non avrebbe dovuto prestare alcun giuramento. Eppure lo avevamo già spiegato. Ma è proprio questo il rischio: partire da uno schema, da un’immagine che abbiamo in testa, invece di guardare ciò che realmente accade.
Occorre allora distinguere alcune realtà, tutte rispettabili, ma profondamente diverse per origine, natura e finalità.
La Schola Carlo Magno è il luogo della nostra proposta culturale, educativa e formativa. Attraverso la storia, la cavalleria, la tradizione cristiana e l’incontro con testimoni della fede, desideriamo educare lo sguardo a riconoscere il significato della realtà. Non è un ordine religioso, né un ordine cavalleresco. La formazione che propone non costituisce, di per sé, un’appartenenza canonica.
La Fraternità di Comunione e Liberazione, nata dal carisma di don Luigi Giussani, è invece un’associazione internazionale di fedeli riconosciuta dalla Santa Sede nel 1982. Al suo interno, nel mondo educativo di Comunione e Liberazione, è sorta negli anni Ottanta, grazie anche a don Giorgio Pontiggia, l’esperienza dei Cavalieri: una compagnia di ragazzi, oggi vissuta anche da adulti, che utilizza l’ideale cavalleresco come strada educativa per incontrare Cristo e imparare a vivere da uomini.
È in questa tradizione che si riconosce la nostra esperienza dei Cavalieri di Carlo Magno. Non siamo un ordine cavalleresco: partecipiamo a un cammino educativo cristiano che vive nell’alveo dell’esperienza ecclesiale di Comunione e Liberazione.
Le confraternite locali sono un’altra realtà ancora. Storicamente sono aggregazioni di fedeli nate per coltivare la devozione, la carità, il culto e le opere di misericordia. Possono avere statuti, abiti, insegne, cerimonie di ammissione e impegni propri. La loro condizione canonica dipende dalle modalità con cui sono costituite e riconosciute dall’autorità ecclesiastica competente.
Gli ordini cavallereschi, infine, appartengono a una tradizione storica e giuridica differente. L’investitura medievale esprimeva l’ingresso nella condizione cavalleresca, con i relativi doveri. Gli ordini religioso-militari, come i Templari, unirono alla funzione militare una specifica consacrazione religiosa, con voti di povertà, castità e obbedienza. Ma non tutti gli ordini cavallereschi, nella storia, sono stati ordini religiosi, né tutti hanno previsto voti.
Ecco perché è fondamentale non confondere tre gesti:
- La promessa è un’adesione ad una promessa più grande. Un’espressione educativa o spirituale.
- Il giuramento è l’invocazione di Dio come testimone della verità di quanto si afferma o si assume come impegno.
- Il voto religioso è una promessa libera e deliberata fatta a Dio, che assume un preciso significato nella vita della Chiesa.
E noi?
Noi, come accennato, nel giorno delle nostre Promesse, non pronunciamo un giuramento, non emettiamo voti e non riceviamo un’investitura.
Anzi, c’è qualcosa di ancora più sorprendente: non siamo anzitutto noi a promettere qualcosa a Cristo. È Cristo che ha promesso qualcosa a noi: il centuplo quaggiù e la vita eterna.
Noi domandiamo, attraverso l’intercessione del santo che ci accompagna, di poter rimanere fedeli a questa promessa.
È un capovolgimento di prospettiva. Non partiamo dalla nostra capacità di essere fedeli, ma dalla certezza che un Altro è fedele a noi.
Sabato e domenica, dunque, non saremo chiamati a dimostrare quanto siamo bravi, forti o coerenti. Saremo chiamati a riconoscere una Presenza che ci precede e a domandare la grazia di non perderla.
Perché il cristianesimo non comincia con ciò che l’uomo promette a Dio, ma con ciò che Dio ha promesso all’uomo.
E tutta la nostra vita è imparare a fidarci di questa promessa.
Bibliografia essenziale
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Sacra Scrittura, Mc 10,29-30: la promessa di Cristo del centuplo quaggiù e della vita eterna.
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Codice di Diritto Canonico (1983), cann. 298-329 (associazioni di fedeli), 573-607 (vita consacrata), 1191-1204 (voti e giuramenti).
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Giovanni Paolo II, Decreto di riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, 11 febbraio 1982.
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Luigi Giussani, Il rischio educativo, Rizzoli, Milano, 2005.
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Luigi Giussani, Si può vivere così?, Rizzoli, Milano, 1994.
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Comunione e Liberazione, sito ufficiale, materiali dedicati all’esperienza educativa dei Cavalieri e alla figura di don Giorgio Pontiggia, clonline.org.
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Jean Flori, Cavalieri e cavalleria nel Medioevo, Einaudi, Torino, 1999.
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Alain Demurger, Vita e morte dell’ordine dei Templari, Garzanti, Milano, 1987.