di Alessandro Crisafulli C’è anche un brianzolo tra coloro che stanno ridisegnando il presente e, soprattutto, il futuro del lavoro in Italia, tra lavoro agile e smart working. Si tratta di Giancarlo Restivo, presidente dell’associazione Nuova Organizzazione Imprese per lo sviluppo dell’imprenditoria italiana e segretario generale della Nazionale Sicurezza sul Lavoro. Nei giorni scorsi è stato protagonista di una audizione alla Commissione Lavoro della Camera, dove sono al vaglio le proposte di legge in materia di lavoro agile e di lavoro a distanza. Una tipologia di lavoro che ha conosciuto un inevitabile boom durante la pandemia. Da qui, la necessità di rivedere una regolamentazione troppo fragile rispetto al fenomeno dello smart working: un restyling normativo al quale Restivo sta fornendo il suo contributo. “Accogliamo con positività i dati che vedono una riduzione degli infortuni attraverso lo strumento del lavoro agile, anche se non si hanno proiezioni chiare per gli infortuni privati” spiega Restivo. Al vaglio, la definizione da parte del datore di lavoro del luogo di lavoro scelto dal dipendente e i requisiti minimi di idoneità dei locali privati; la fascia oraria entro la quale la prestazione lavorativa deve svolgersi, nel rispetto dei limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale; l’informazione e la formazione in tema di sicurezza sul lavoro; le fasce orarie di reperibilità e il diritto alla disconnessione; la strumentazione tecnologica fornita al lavoratore; il calcolo dei rimborsi spettanti per la copertura dei costi delle utenze dell’energia elettrica, della telefonia fissa e mobile, nonché´ delle connessioni a internet. “Sicuramente il lavoro agile è affidato maggiormente alla responsabilità del lavoratore – spiega l’esperto brianzolo – pertanto come previsto dalla proposta dovranno essere inserite delle informazioni e formazioni, che devono però essere ben definite negli orari, anche nel rispetto del diritto alla disconnessione. Perfino i corsi di formazione dovranno adattarsi a un’esposizione al rischio al videoterminale molto più ampia. Auspichiamo pause di 15 minuti ogni 45 minuti di lezione, per mantenere viva l’attenzione e dare la possibilità di svolgere agilmente la formazione”. C’è poi l’esigenza di bilanciare il diritto alla disconnessione ai doveri aziendali, “rendendo obbligatorio un sistema di autocontrollo aziendale” ha detto Restivo, che nella sua audizione ha sottolineato anche “l’emergere di maggiore stress e ansia. Un numero significativo si sente marginalizzato rispetto alla vita aziendale e penalizzato nella carriera professionale”. Fonte: ilGiorno.it  
Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.