LA BIBBIA E LA SCIENZA DEI NUMERI.
Card. Gianfranco Ravasi lunedì 23 luglio 2012
Anche chi non ha una grande assuefazione coi testi sacri sa che essi sono costellati di numeri che spesso non devono essere computati quantitativamente, ma valutati qualitativamente, cioè come simboli. Così, che la creazione dell’universo sia dalla Genesi distribuita nei sette giorni della settimana, destinata ad avere il suo apice nel sabato liturgico, è legato al fatto che il sette è un segno di pienezza e perfezione, naturalmente coi suoi multipli. In questa luce si comprende perché si scelgano nell’Apocalisse sette chiese, perché Gesù ci ammonisca di perdonare non solo sette volte, ma settanta volte sette, perché l’oro puro sia «raffinato sette volte», come si dice nel Salmo 12,7, perché settanta siano gli anziani del «senato» costituito da Mosè, settanta i discepoli inviati in missione da Gesù, settanta siano gli anni dell’esilio babilonese e settanta settimane d’anni scandiscano l’avvento finale del regno messianico, secondo il libro di Daniele (9, 24).Ugualmente al tre viene assegnato un valore di pienezza, come appare in modo supremo nella Trinità cristiana, ma come si aveva già in tante altre distinzioni ternarie bibliche: tre erano le parti dell’universo (cielo, terra, inferi), tre le feste principali di Israele (Pasqua, Settimane, Capanne), tre preghiere marcavano la giornata, tre giorni Gesù rimane nella tomba (anche se questo computo è in realtà solo su frazioni giornaliere). Il quattro, evocando i punti cardinali, propone una totalità: ecco perché quattro sono gli esseri viventi misteriosi che stanno accanto a Dio Onnipotente secondo l’Apocalisse, così come i quattro fiumi che scorrono dall’Eden rappresentano tutto il sistema idrografico della terra, mentre Qohelet-Ecclesiaste nel capitolo 3 del suo libro tratteggia l’intera storia in ventotto (7 x 4) «tempi e momenti». È dal quattro che fluisce il multiplo quaranta, intrecciato con un altro numero che indica pienezza, il dieci (si pensi al Decalogo): quaranta sono i giorni e le notti del diluvio, gli anni dell’esodo di Israele nel deserto, i giorni delle tentazioni di Gesù, i colpi della fustigazione del condannato e così via elencando. Altrettanto significativo è il dodici che ritroviamo nelle tribù di Israele, nel parallelo degli apostoli di Gesù e nel multiplo 144.000 (12 x 12 x 1000) degli eletti dell’Apocalisse. Altre volte i giochi simbolici si fanno più complessi, come accade nella formula x/x+1: «Tre cose sono troppo ardue per me, anzi quattro, che non comprendo affatto: la via dell’aquila nel cielo, la via del serpente sulla roccia, la via della nave in alto mare, la via dell’uomo verso una giovane donna» (Proverbi 30, 18-19).Le cose si complicano ulteriormente nel giudaismo successivo, quando appare una particolare numerologia chiamata “gematria”, deformazione della parola “geometria”. Essa cercava di intuire il significato recondito e segreto delle parole basandosi sulla corrispondenza numerica delle lettere. Questo esercizio trionferà nella cosiddetta Qabbalah (letteralmente “realtà trasmessa”, “tradizione”), una teoria mistica giudaica fiorita a partire dal XII secolo e che ha lasciato una traccia in vari movimenti esoterici moderni e in forme popolari, anche contemporanee, di taglio spesso cialtronesco e illusorio. Un esempio celebre di “gematria“ cristiana è il famoso 666, il «numero della Bestia», proposto dall’Apocalisse (13, 18), forse il libro biblico più ricco di simbolismi numerici (tra cardinali, ordinali e frazionali in quelle pagine si contano ben 283 cifre!). Si tratta ovviamente di un multiplo di sei, il numero imperfetto per eccellenza, dato che esso rappresenta il sette privato di un’unità e il dodici dimezzato. Siamo, dunque, in presenza di un concentrato di limite e imperfezione il cui valore “gematrico” è stato variamente interpretato. La più comune decifrazione vede in esso la somma dei valori numerici del nome “Nerone Cesare”, trascritto in ebraico come NRWN QSR (N 50 + R 200 + W 6 + N 50 + Q 100 + S 60 + R 200 = 666), il grande persecutore dei cristiani. Alla base di tutta la numerologia biblica rimane, comunque, la convinzione che il Signore – come si legge nel libro della Sapienza che forse evoca una frase di Platone – «ha disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso» (11, 20).
APPROFONDIMENTO: CHE SIGNIFICATO HANNO I NUMERI NELLA BIBBIA?
Tre letture del numero. Se leggessimo in un giornale che un uomo morì a 38 anni, o s’incendiò un edificio di sette piani, nessuno dubiterebbe del significato di questi numeri. Esprimono precisamente l’età di un uomo e la quantità esatta dei piani dell’edificio. Invece, se leggiamo nel Vangelo che Gesù curò un uomo, malato da 38 anni (Gv 5,5), o che furono riempite sette ceste dopo la moltiplicazione dei pani (Mc 8,8), la cosa cambia. Non siamo più tanto sicuri che ci si riferisca agli anni in cui l’uomo è stato ammalato, o alla quantità di ceste riempite in quel giorno. Per noi il numero ha un significato molto diverso da quello degli antichi orientali. Mentre noi lo usiamo normalmente per indicare la quantità, per la mentalità biblica, i numeri potevano esprimere non una ma tre realtà distinte: quantità, simbolismo e messaggio “gematrico”. Primo significato: quantità Nella Bibbia per prima cosa un numero esprime la quantità. E in questo assomiglia all’uso che noi gli attribuiamo quotidianamente. Quando si dice, ad esempio, che il profeta Elia predisse una siccità di tre anni in Israele (1 Re 18,1), o che re Giosia governò 31 anni a Gerusalemme (2 Re 22,1), o che Salomone pose dodici governatori, incaricati di dirigere il palazzo un mese ciascuno (1 Re 4,7), o che Betania, il paese dove Gesù resuscitò Lazzaro, era lontano 15 stadi (3 Km) da Gerusalemme (Gv 11,18), è evidente che nessuno di questi numeri è simbolico né racchiude un messaggio occulto. Semplicemente essi si riferiscono alla quantità di anni, al numero di persone o alla distanza nominati nel testo. Vi sono molti altri numeri con i quali la Bibbia offre informazioni e dati storici concreti ed esprimono unicamente la quantità. Non c’è posto per la confusione: quello detto dal numero, è quanto voleva dire l’autore. Secondo significato: simbolismo I numeri biblici rivestono un secondo senso: quello simbolico. Un numero simbolico non indica una quantità, ma esprime un’idea, un messaggio distinto da sé, che lo trascende. Non sempre è possibile sapere perché quel “tale” numero significa proprio quella cosa. L’associazione tra le due realtà a volte ci è sconosciuta. Per questo, i numeri non sono “ragionevoli” e sono di difficile comprensione per noi, occidentali, prigionieri della logica. Ma i semiti li usavano con naturalezza per trasmettere idee, messaggi o per usare chiavi interpretative. Anche se la Bibbia non spiega che cosa simboleggia un numero, gli studiosi sono riusciti a indagare su alcuni dei loro simbolismi e hanno potuto così chiarire molti episodi biblici e li hanno resi più comprensibili. I numeri 1, 2 e 3 Il numero uno rappresenta Dio, che è unico. Per questo indica esclusività, primato, eccellenza. Così intende Gesù quando risponde al giovane ricco: “Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono” (Mt 19,17). E sul matrimonio: “Non sono più due, ma una sola carne. Quello dunque che Dio ha congiunto l’uomo non separi” (Mt 19,6). O quando dice: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30). O quando Paolo dice: “Tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28); “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio…” (Ef 4,5). In tutti questi casi l’uno simboleggia l’ambito divino. Invece, il due rappresenta l’uomo, poiché in lui c’è sempre dualità, divisione interiore a causa del peccato. Questo chiarisce alcuni enigmi del Vangelo. Secondo Marco, ad esempio, Gesù curò un solo indemoniato a Gerasa (5, 2); mentre in Matteo due (8,28.). Secondo Marco sanò un solo cieco a Gerico, chiamato Bartimeo (10,46); ma per Matteo, erano due i ciechi guariti (20,30). In Marco nel giudizio contro Gesù si presentarono “alcuni” falsi testimoni (14,57); però Matteo chiarisce che essi erano due (26,60). Chi racconta la verità? Entrambi, poiché Marco ci dà la versione storica e Matteo usa il numero nel suo aspetto simbolico. Il numero tre esprime “totalità”, perché sono tre le dimensioni del tempo: passato, presente e futuro. Il tre equivale alla “totalità” o “sempre”. Così, i tre figli di Noè (Gn 6,10) rappresentano la totalità dei suoi discendenti. Le tre volte in cui Pietro negò Gesù (Mt 26,34) simboleggiano le numerose occasioni di infedeltà di Pietro stesso. Le tre tentazioni subite da Gesù rappresentano quelle da lui sopportate durante l’intera vita. Dio nell’Antico Testamento si chiama “il tre volte Santo”, colui che possiede tutta la santità (Is 6,3). I numeri 4 e 5 Il numero quattro nella Bibbia simboleggia il cosmo, il mondo, poiché quattro sono i punti cardinali. Così, quando si dice che il Paradiso aveva quattro fiumi (Gn 2,10), significa che tutto il cosmo era un Paradiso, prima del peccato di Adamo e Eva. Non si tratta, quindi di un luogo determinato, come pensano alcuni che ancora lo vanno a cercare in qualche regione d’Oriente. E quando Ezechiele chiama lo Spirito dai quattro venti perché soffino sulle ossa secche (Ez 37,9), non è che soffino quattro venti, ma egli invoca i venti di tutto il mondo. E quando l’Apocalisse racconta che il trono di Dio ha come base quattro Viventi (4,6), vuol dire che esso si fonda su tutto il mondo, e la Terra intera è il trono di Dio. Il cinque significa “alcuni”, “un certo numero”, una quantità indefinita. Così, si dice che nella moltiplicazione dei pani Gesù prende cinque pani (alcuni pani). Nel mercato si vendono cinque passeri per due monete (alcuni passeri). Elisabetta, la madre di Giovanni il Battista, dopo essere rimasta incinta si nasconde in casa sua per cinque mesi (alcuni mesi). La samaritana del pozzo di Giacobbe ebbe cinque mariti (vari mariti). Gesù usa frequentemente il cinque nelle sue parabole e gli dà un senso indefinito: le cinque vergini prudenti e le cinque stolte, i cinque talenti, le cinque paia di buoi comprate dagli invitati al banchetto, i cinque fratelli del ricco Epulone. Paolo, parlando del dono di lingue, dice: “Preferisco dire cinque parole (alcune parole) con la mia intelligenza, per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingue” (1 Cor 14,19). Il numero 7, il 10 e il 12 Il numero sette racchiude il simbolismo più noto. Rappresenta la perfezione. Per questo Gesù dirà a Pietro che deve perdonare a suo fratello fino a settanta volte sette7. Può esprimere anche la perfezione del male, o il sommo male: Gesù insegna che se uno spirito immondo esce da un uomo può ritornare con altri sette spiriti peggiori, e il Vangelo racconta che il Signore espulse sette demoni dalla Maddalena. Per il suo significato di perfezione, questa cifra appare riferita spesso alle cose di Dio. L’Apocalisse è il testo che più la usa: 54 volte per descrivere simbolicamente le realtà divine: le sette Chiese dell’Asia, i sette spiriti del trono di Dio, le sette trombe, i sette candelabri, i sette corni e i sette occhi dell’Agnello, i sette troni, le sette piaghe, le sette coppe che si versano. Molti si sbagliano quando prendono questo numero come indicatore di una quantità o di un tempo reale. La tradizione cristiana continuò ad usare il simbolismo del sette, e per questo fissò in sette i sacramenti, i doni dello Spirito Santo, le virtù. Da parte sua il numero dieci ha un valore mnemonico; poiché dieci sono le dita delle mani, risulta facile ricordare questa cifra. Per tale motivo sono dieci i comandamenti che Jahveh diede a Mosè e dieci le piaghe che flagellarono l’Egitto. Così si pongono solo dieci antenati tra Adamo e Noè e dieci tra Noè e Abramo, pur sapendo che furono molti di più. Un altro numero simbolico è il dodici. Significa “elezione”. Per questo si parlerà delle dodici tribù di Israele, quando in realtà nell’Antico Testamento se ne nominano di più. Il limite ci indica che dodici erano le tribù “elette”. Ugualmente si raggrupperanno in dodici i profeti minori dell’Antico Testamento. Il Vangelo nomina dodici apostoli di Gesù, ma essi risultano in numero maggiore se confrontiamo i loro nomi; però sono chiamati “I Dodici” perché sono gli eletti del Signore. Così Gesù assicura di avere dodici legioni di angeli a sua disposizione (Mt 26,53). L’Apocalisse parla di dodici stelle che coronano la Donna, dodici porte di Gerusalemme, dodici angeli, dodici frutti dell’albero della vita. Altri numeri con messaggi Anche il numero quaranta ha un ricco simbolismo: rappresenta il “cambio” da un periodo all’altro, gli anni di una generazione. Per questo il Diluvio dura quaranta giorni e quaranta notti, poiché indica il cambio verso una nuova umanità. Gli Israeliti stanno quarant’anni nel deserto fino a quando si rinnova la generazione infedele con un’altra. Mosè rimane quaranta giorni sul monte Sinai ed Elia peregrina quaranta giorni (a partire da questo le loro vite cambieranno). Il profeta Giona predice la distruzione di Ninive entro quaranta giorni (per dare ai niniviti il tempo di mutare vita). Gesù digiuna quaranta giorni e questo segna il passaggio dalla vita privata a quella pubblica. Da parte sua il numero mille indica moltitudine, consistente quantità. Nel libro di Daniele si dice che il re Baldassàr diede una grande festa con mille invitati (5,1). Il Salmo 90 sostiene che mille anni per noi sono come un giorno per Dio. Salomone offrì mille sacrifici di animali a Gabaon (1 Re 3,4) e aveva mille donne nel suo harem (l Re 11,3). A volte, questo numero può entrare in combinazione con altri. Così, l’Apocalisse dice simbolicamente che alla fine del mondo si salveranno 144.000, cifra formata da 12 x 12 x 1.000, e rappresenta gli eletti dell’Antico Testamento (12), e gli eletti del Nuovo Testamento (12), in una gran quantità (1.000). Infine rimangono alcuni simbolismi minori. Quando San Luca racconta che Gesù elesse settanta discepoli per inviarli “in ogni città e luogo dove stava per recarsi” (10, 1) non indica una cifra reale, ma simbolica, poiché secondo Genesi 10, i popoli e le nazioni che esistevano nel mondo erano allora 70. Luca, uomo di mentalità universalista, scrivendo che Gesù mandò settanta missionari, vuole dirci che li mandò affinché il Vangelo giungesse a tutte le nazioni del mondo. Anche San Giovanni racchiude un messaggio quando racconta che nella pesca miracolosa gli apostoli pescarono centocinquantatre pesci (21,11). Perché tanto interesse a registrare questo dettaglio senza importanza? Nell’antichità, tra i pescatori, si credeva che il numero 153 fosse la cifra dei pesci esistenti nei mari. Il messaggio è chiarissimo per i lettori: Gesù venne a salvare la gente di tutte le nazioni, razze e popoli del mondo. Verificare caso per caso Non tutti i numeri biblici sono simbolici. In ogni caso è necessario domandarsi: questa cifra indica una quantità o racchiude un messaggio? Quando si dice, ad esempio, che quattro persone portarono un paralitico davanti a Gesù in un lettuccio, evidentemente il quattro non è simbolico ma reale: il lettuccio aveva quattro angoli ed era la forma più pratica per trasportarlo. E quando leggiamo che Paolo si imbarcò nella città di Filippi e dopo cinque giorni giunse a Troade, non c’è da pensare ad un simbolismo del cinque: era certamente il tempo impiegato allora per un viaggio tra le due città. Terzo significato: gematria Il terzo valore che può assumere un numero nella Bibbia è quello “gematrico”. Che significa questo? È una particolarità della lingua ebraica e greca. Mentre in italiano scriviamo i numeri con certi segni (1, 2, 3) e le lettere con altri segni diversi (a, b, c), in ebraico e in greco si impiegano le stesse lettere dell’alfabeto per scrivere i numeri. Così, l’ 1 è la lettera “a”; il 2 la lettera “b”, ecc. In questo modo, se sommiamo le lettere di qualsiasi parola si può ricavare sempre una cifra. Il numero ottenuto si chiama “gematrico”. Questa possibilità offerta dalle lingue bibliche si prestava a giochi ingegnosi, a intrattenimenti originali, poiché in ogni cifra poteva essere nascosta una parola. La Bibbia riporta vari esempi di questi giochi. Così, Genesi 14 racconta l’invasione della Palestina da parte di quattro poderosi eserciti dell’Oriente che fecero prigioniero Lot, nipote di Abramo. Quando il patriarca lo venne a sapere riunì 318 persone, uscì per inseguire i soldati, li sconfisse e riscattò Lot. Potè realmente Abramo, con sole 318 persone, vincere i quattro eserciti più potenti della Mesopotamia? Bisogna essere molto ingenui per crederlo. A meno che il numero non significhi altro. In effetti, sappiamo che Abramo aveva un servo erede di tutti i suoi beni, chiamato Eliezer (Gn 15,2). Ora, se sommiamo i numeri che corrispondono alle lettere ebraiche di questo nome, abbiamo: E (1) + L (30) + I (10) + E (70) + Z (7) + R (200) = 318. (I valori assegnati corrispondono all’alfabeto ebraico, che può avere lettere diverse per la stessa lettera in italiano). Il numero usato significa che Abramo uscì a combattere assieme a tutti i suoi eredi, e che costoro, cioè la discendenza di Abramo, saranno sempre superiori ai loro nemici. L’Esodo e gli antenati di Gesù Nel libro dei Numeri c’è un altro esempio. Si racconta che nell’esodo dall’Egitto uscirono 603.550 uomini, senza contare le donne, gli anziani e i bambini. Se fosse vero, bi sognerebbe calcolare che uscirono circa tre milioni di persone, una quantità spropositata, probabilmente mai raggiunta dalla popolazione di Israele in tutta la sua storia. Però se sostituiamo le lettere della frase “tutti i figli di Israele” con i loro corrispondenti valori numerici, dà precisamente 603.550. Con questo 603.550, l’autore volle affermare che uscirono tutti i figli di Israele. Anche San Matteo riporta uno di questi giochi numerici. Divide gli antenati di Gesù in tre serie di 14 generazioni e aggiunge alla fine: “La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di 14; da Davide fino alla deportazione di Babilonia è ancora di 14; dalla deportazione di Babilonia a Cristo è, infine, di 14” (Mt 1,17). Però questo è impossibile. Matteo mette solo tre nomi per coprire i 430 anni di schiavitù in Egitto. E solo due ascen denti per riempire i tre secoli tra Salomone e Asàf. La composizione di questi elenchi è artificiale: essi dovevano includere solo 14 generazioni, poiché 14 è il numero gematrico del re David: D (4) + V (6) + D (4) = 14. E poiché si aspettava che il futuro Messia fosse discendente di Davide, l’evangelista ci dice che Gesù è il “triplice Davide”, pertanto è il Messia totale, vero discendente di Davide stesso. Il più famoso gioco biblico di gematria è riportato da Apocalisse con il numero 666 della Bestia (Ap 13,19). Lo stesso libro spiega che si tratta della cifra di un uomo. Dietro ad essa si cela l’imperatore Nerone, poiché se trascriviamo “Nerone Cesare” in ebraico, otteniamo: N (50) + R (200) + W (6) + N (50) + Q (100) + S (60) + R (200) = 666. E il Verbo divenne scrittura A nessun cristiano risulta strano che Gesù, la Parola di Dio, si sia fatto uomo. Meno ancora che sia vissuto come un uomo del suo tempo. Al contrario, è normale immaginarlo vestito con la tunica usata nel secolo primo, alimentarsi con i cibi della sua epoca e utilizzare i mezzi tecnici e il tipo di mobilità di allora. A molta gente è difficile capire che la Bibbia, la quale è Parola di Dio, si sia incarnata nella cultura e nella lingua dei tempi in cui venne elaborata. Pensano che Cristo parli come noi, con le nostre espressioni e la nostra mentalità. E così non è. Come Cristo si incarnò in un uomo di duemila anni fa, anche la Bibbia parla come la gente di più di duemila anni fa. Sarebbe ridicolo immaginare Gesù con vestito e cravatta, che viaggia a Gerusalemme in taxi e trasmette i suoi discorsi per radio, così è ridicolo interpretare la Bibbia letteralmente con le nostre categorie mentali, come fa molta gente. Dobbiamo situàrci nella mentalità e nella cultura degli ebrei di varie epoche. In questo modo, quando ci incontriamo con numeri o cifre nella Bibbia dobbiamo domandarci se si tratta di quantità, simbolismo o numero gematrico. Questo ci aiuterà a sviscerare meglio il senso della Parola di Dio. E con essa, a capire il messaggio che contiene per la nostra vita. PER RIFLETTERE • Che significato hanno i numeri abitualmente tra noi? • Quali sono i significati che possono avere nella Bibbia? • Quali sono gli errori più comuni che si sono originati per aver interpretato i numeri della Bibbia con la nostra mentalità moderna?
(ARIEL ALVAREZ VALDES, “Cosa sappiamo della Bibbia?”, Isg Edizioni Vicenza, Vol. 2, pg. 9-19)
Bibliografia
- Cardinale Gianfranco Ravasi. La Bibbia e la scienza dei numeri. ISG Edizioni Vicenza, Vol. 2.
- Ravasi esplora il significato dei numeri nella Bibbia e come essi rappresentino simboli di pienezza, ordine divino e altri concetti spirituali, come riportato nel documento.
- Ariel Alvarez Valdés. Cosa sappiamo della Bibbia? ISG Edizioni Vicenza.
- Questo testo offre una lettura approfondita dei numeri biblici, spiegando sia il loro valore quantitativo che simbolico, come evidenziato nel documento.
- La Bibbia (Deuteronomio 6:4; Apocalisse 13:18; Genesi 2:10-14). Edizioni San Paolo.
- Per i riferimenti ai numeri nella Bibbia, come il numero sette (perfezione), il numero dodici (tribù di Israele), e il numero 666 dell’Apocalisse.