In un tempo in cui è forte il peso dell’assenza di motivazioni nel mondo del lavoro. Figlio di un periodo di assenza di ideali che non siano solo quelli utilitaristici, il mondo del lavoro è vissuto come un ambiente da cui evadere.

Nello specifico questo ha un riflesso in ogni settore, e io che mi occupo di “Sicurezza sul lavoro” tocco con mano questa piaga.

Il concetto di “lavoro sicuro” può essere affermato solo se si ha in mente, se si ha coscienza che l’attore principale, nonché l’oggetto della sicurezza è la “persona”, per cui dovrebbe essere normale avere la tensione a prendersene cura.

In tempi in cui il lavoratore è solo un numero è difficile affermare questo (e per “lavoratore” intendo “colui che lavora”, compresi i Datori di lavoro, considerati anch’essi “numeri” di un sistema più grande di loro). Anche a livello istituzionale si nota la stanchezza di questa visione.

In risposta a questo scenario abbiamo voluto questa Nazionale Italiana Sicurezza sul Lavoro, i Safetyplayers.

Perché per attuare un cambiamento c’è bisogno di esempi di umanità, e non solo, c’è bisogno di unità tra gli uomini. Da qui una squadra, per mostrare che da soli non si va da nessuna parte.

E per riaffermare il valore del lavoro, di un lavoro fatto bene, del gusto della fatica abbiamo voluto la “Coppa de mondo del lavoro” che si terrà il 28 aprile 2019 allo Stadio Sada di Monza.

Quest’anno è un banco di prova. Ma quello che si vuole che accada, è che ci sia un giorno “La giornata mondiale della Sicurezza sul lavoro” in cui, attraverso il vettore dello sport, persone ordinarie scendano in campo per affermare valori e ideali grandi davanti a tutta la nazione. La sicurezza sul lavoro è un bene di tutti. Il lavoro è bene per tutti.

È possibile avere passione per il proprio lavoro, averne cura e la sicurezza nel lavoro è una conseguenza di questo.

Abbiamo in cuore il desiderio di essere qualcosa di più di “numeri”. Vogliamo essere uomini!

C’è un film che dice di questo, un cinecomic di qualche tempo fa da cui possiamo trarre una metafora esplicativa: “Man of Steel” con Russell Crowe impegnato ad interpretare il padre di Superman.

Colpisce come ne hanno configurato in maniera matura l’origine.

In uno dei dialoghi principali il personaggio dice questo “Ogni bambino era stato programmato per svolgere un ruolo nella nostra società: un operaio, un guerriero, un capo, e così via. Per tua madre e per me, Krypton aveva perso qualcosa di prezioso. L’elemento della scelta, del caso. E se un essere sognasse un destino diverso da quello che la società ha deciso per lui o per lei? E se aspirasse a qualcosa di più grande?” Ecco noi siamo gente ordinaria che si sente un fuoco dentro, desidera e aspira a qualcosa di più grande!

Giancarlo Restivo

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