Giancarlo Restivo

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C’è una parola che, più di ogni altra, definisce il compito del cavaliere adulto: servire.
Ma questa parola non va intesa in senso funzionale o moralistico. Il servizio non nasce dallo sforzo, né da un dovere astratto. Nasce dall’amore. E si serve solo ciò che si ama davvero.

L’uomo non è definito anzitutto da ciò che fa, ma da ciò che ama.
Noi siamo ciò che amiamo.
E c’è un luogo della vita in cui questo diventa evidente senza possibilità di maschere: il tempo libero.

Nel tempo libero l’uomo non è costretto, non è utile, non è sotto pressione. Proprio perché è libero, lì l’uomo afferma chi è. Basta guardare come spendiamo il nostro tempo libero per capire che cosa ci sta davvero a cuore. Dove torna il pensiero quando nessuno ci obbliga? A chi o a che cosa doniamo tempo, energie, attenzione?

Questo criterio è semplice, ma decisivo. Perché riporta l’io alla verità.

Un amore ricevuto, non costruito

Nessuno diventa cavaliere per scelta ideologica o per attrazione estetica.
Si diventa cavalieri perché ci è accaduto qualcosa. Un incontro, una compagnia, una amicizia che ha risvegliato il cuore. Ci siamo scoperti fratelli non per affinità naturale, ma perché ci è stata fatta la carità di esserlo.

La carità non è anzitutto ciò che facciamo. È ciò che abbiamo ricevuto.
E lo stupore per ciò che abbiamo ricevuto genera responsabilità.

Siamo rimasti colpiti dalla ricchezza umana e spirituale incontrata, e per questo ci siamo messi a servizio. Non di un’idea di Chiesa, ma di uno spicchio concreto di Chiesa che ci ha accolti con semplicità e verità. Il servizio vero nasce sempre da un’appartenenza reale.

Custodire un seme vivo

Il compito del cavaliere adulto non è inventare qualcosa di nuovo, ma custodire.
Custodire il seme della fede, che non è un concetto ma una vita.
Custodire ciò che è fragile, accompagnare ciò che cresce, difendere ciò che rischia di perdersi.

Per questo il cavaliere serve le espressioni vive della Chiesa: persone, famiglie, opere, legami concreti. Non perché siano perfette, ma perché sono vive. E ciò che è vivo ha bisogno di essere protetto, sostenuto, educato.

Chi ama, educa. Non spiegando, ma stando. Non dominando, ma accompagnando.

Comunità: la forma concreta dell’amore

L’amore non resta mai chiuso nell’interiorità. Se è vero, genera opere.
E la forma più alta che l’amore cristiano assume nella storia è la comunità.

Costruire comunità non significa organizzare eventi o creare strutture. Significa tenere insieme, domandandone l’unità tra: persone diverse, tempi diversi, fragilità diverse. Significa rinunciare a fare della propria misura il criterio ultimo.

Qui il cavaliere adulto cresce davvero, perché smette di affermare sé stesso e impara l’obbedienza a un bene più grande. Scopre che l’opera non è sua, che la Chiesa non è sua, che il frutto non dipende dalla sua bravura.

Il servizio vero è sempre per un Altro, dentro un noi.

La libertà nella comunione

Viviamo in un tempo che identifica la libertà con l’autonomia. Ma l’autonomia isola, e l’isolamento alla lunga schiaccia.
La vera liberazione non accade da soli.

Solo nella comunione c’è libertà.
Perché solo nella comunione l’io è aiutato a diventare sé stesso.
Solo nella comunione l’uomo può reggere il peso della vita senza difendersi continuamente.

Per questo le nostre non sono semplicemente opere “buone”, ma opere di comunione. Nascono da un noi, vivono per un noi, educano un io nuovo.

Seguendo uomini veri

Tutto questo non si impara sui libri.
Si impara seguendo.

Seguendo uomini e donne autentici, capaci di testimoniare con la vita ciò in cui credono. Persone in cui fede e carne, verità e storia, carità e concretezza non sono separate.

Il cavaliere adulto non è colui che sa di più, ma colui che rimane attaccato a una Presenza incontrata. E proprio per questo diventa affidabile, fecondo, generativo.

Il tempo libero rivela ciò che amiamo.
Ciò che amiamo costruisce opere.
Le opere, se sono vere, generano comunione.
E solo nella comunione l’uomo è liberato.

Questo è il compito del cavaliere adulto:
non difendere il proprio spazio,
ma donare il proprio tempo a ciò che lo rende più vero.

Bibliografia essenziale

Testimonianze e vita cristiana

  • Un’esperienza di amicizia, Cantagalli

  • L’io rinasce in un incontro, Rizzoli

  • Una strana compagnia, Rizzoli

Comunione, popolo, opera

  • Il popolo e l’io, Rizzoli

  • Il lavoro come vocazione, Itaca

  • Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli

Cavalleria, responsabilità, vita adulta

  • Spe salvi, LEV

  • Caritas in veritate, LEV

Testi di riferimento spirituale

  • La Sacra Scrittura, in particolare:

    • Vangelo di Giovanni

    • Atti degli Apostoli

    • Prima Lettera ai Corinzi (cap. 12–13)

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