La missione del cavaliere adulto oggi
C’è una domanda che ritorna con insistenza, soprattutto quando il mondo sembra accelerare verso una confusione sempre più evidente. È una domanda semplice, quasi disarmata, ma radicale: noi cristiani, oggi, cosa possiamo fare?
La tentazione immediata è guardare in alto. Ai vescovi, ai pronunciamenti, alle strategie, alle prese di posizione pubbliche. Tutto questo è importante, ma non è sufficiente. E soprattutto non è il cuore della questione. Perché la Chiesa non vive innanzitutto di dichiarazioni, ma di un popolo che fa memoria di un avvenimento.
Quando questa memoria si affievolisce, quando non diventa carne nella vita di uomini e donne concreti, si crea un vuoto. E il vuoto, nella storia, non resta mai tale: viene sempre riempito da un potere, da un linguaggio imposto, da un’ideologia che pretende di spiegare tutto. Per questo l’urgenza vera non è reagire, ma educare. Educare sé stessi, educare alla fede, educare un popolo.
Il cavaliere adulto nasce esattamente qui.
Una fede matura
Essere adulti nella fede non significa essere “arrivati”, né avere risposte pronte. Significa aver riconosciuto che la vita è stata afferrata da un Avvenimento, e che questo Avvenimento chiede di essere seguito, custodito, comunicato. La maturità non è autonomia dall’altro, ma appartenenza consapevole.
Per questo il cavaliere adulto sa che il primo lavoro educativo non è verso il mondo, ma verso sé stesso. È un lavoro di ascesi quotidiana, di paragone continuo con il carisma incontrato, di accettazione della propria povertà come luogo in cui un Altro può operare. Non c’è missione senza conversione, non c’è testimonianza senza un’adesione rinnovata.
Il cavaliere adulto non vive di reazioni istintive. Vive di memoria. Memoria di ciò che gli ha fatto incontrare Cristo come Presenza viva, oggi. E questa memoria diventa giudizio sul reale, diventa criterio, diventa libertà.
Costruttori di comunità
La fede, quando è vera, genera compagnia. E la compagnia, quando è vera, genera popolo. Senza amicizia non c’è popolo; senza popolo non c’è storia cristiana.
Il cavaliere adulto è chiamato a essere costruttore di comunità, non per un progetto organizzativo, ma per una esigenza ontologica: l’io non si compie se non in un noi. La comunità è il luogo in cui l’Avvenimento permane, si rende visibile, educa lo sguardo e sostiene il cammino.
Per questo la difesa della fede non è solo compito dei vescovi. È anche:
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dei padri e delle madri di famiglia che educano i figli senza vergogna,
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degli educatori che non riducono la fede a valore astratto,
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degli intellettuali che non si piegano al linguaggio dominante,
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degli imprenditori che vivono il lavoro come responsabilità sociale,
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dei laici che abitano la realtà senza mimetizzarsi.
La Chiesa “combatte” – nel senso più vero – quando il popolo è adulto. Quando non delega. Quando non si limita a commentare, ma costruisce opere, legami, presenze.
La croce portata dentro
Per fare memoria di questa missione, il cavaliere adulto porta con sé la croce di san Benedetto. Ma non come segno esibito, non come bandiera identitaria, non come strumento di contrapposizione. La porta dentro.
La croce non è un ornamento esteriore: è una consapevolezza interiore. È il richiamo quotidiano al fatto che la vita cristiana passa attraverso il sacrificio, l’obbedienza, l’abbandono. È memoria che la lotta vera non è contro qualcuno, ma contro la dimenticanza di sé, contro la riduzione dell’io, contro l’astrattezza.
Portare la croce dentro significa accettare che la missione costi. Che esponga all’incomprensione. Che chieda fedeltà anche quando non dà risultati immediati. Ma è proprio questa croce interiorizzata che rende liberi, che impedisce di trasformare la fede in ideologia o in reazione.
Testimoniare, non solo reagire
La reazione continua logora. La testimonianza costruisce.
Testimoniare significa vivere da cristiani visibili, non mimetici. Testimoniare Cristo vivendo, senza scusarci. Non accettare il linguaggio imposto – né quello apparentemente inclusivo che svuota il reale, né quello urlato che riduce tutto a scontro. Significa scegliere il bene anche quando costa isolamento, perché il criterio non è l’efficacia immediata, ma la fedeltà all’Avvenimento.
Vivere da adulti, da cavalieri adulti, vuol dire assumersi la responsabilità di una Presenza. Non di un’idea, ma di una Presenza che cambia il modo di guardare tutto. È questa responsabilità che genera una cultura nuova, una civiltà nuova, una speranza storica.
Dentro questa missione c’è una promessa. Non vaga, non rinviata:
il centuplo quaggiù, ora, e la vita eterna.
Non mi sembra poco.
È ciò per cui vale la pena vivere, educarsi, costruire comunità.
www.carlomagno.org
Bibliografia essenziale
Luigi Giussani
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Il senso religioso
Fondamento dell’educazione alla fede come risposta alle esigenze originarie del cuore umano. -
All’origine della pretesa cristiana
Il cristianesimo come Avvenimento storico presente, non come dottrina astratta. -
Perché la Chiesa
La Chiesa come popolo generato da Cristo, luogo dell’appartenenza e della missione. -
Il rischio educativo
Testo decisivo sul compito educativo come generazione di libertà e responsabilità. -
L’io rinasce in un incontro
L’identità personale che nasce dall’incontro con una Presenza. -
Si può vivere così
La forma concreta dell’adultità cristiana nella vita quotidiana.
Comunione e Liberazione – testi di riferimento
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Il linguaggio cattolico apostolico
Lessico e metodo per una fede non ideologica ma incarnata e missionaria. -
L’opera di un Altro
La responsabilità personale dentro l’appartenenza a un popolo. -
Educare è un rischio
Approfondimento del nesso tra educazione, libertà e tradizione viva.
Magistero e tradizione
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Deus caritas est
L’amore cristiano come origine della vita ecclesiale e sociale. -
Evangelii nuntiandi
L’evangelizzazione come testimonianza di un popolo. -
Christifideles laici
La missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. -
Lumen gentium
La Chiesa come Popolo di Dio, corpo vivo nella storia.
Spiritualità e simbolo
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La Regola di San Benedetto
Disciplina interiore, obbedienza e responsabilità personale come fondamento comunitario. -
La croce di San Benedetto
Il combattimento spirituale come memoria interiore, non esibizione esteriore.